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29/11/08

Don't fear the reaper

Essere svegliato da veementi urla isteriche alle 7:30 di sabato mattina è irritante. Vengono dal piano di sotto. La figlia 44enne minaccia i suoi anziani genitori di morte.
"Vi ammazzo! Vi ammazzo!" grida, ma nella sua voce c'è più disperazione che rabbia. Sbraita "Levati! Lasciami stare" e allora capisco che non ha intenzione di ucciderli davvero, altrimenti direbbe "Vieni qui! Vieni che ti ammazzo!" o, ancora meglio, "Vieni, non ti faccio niente..." magari con voce bassa e tono rilassato. Ma in questo caso non sentirei nulla e starei ancora dormendo.
Un doppio omicidio silenzioso sarebbe la scelta perfetta, soprattutto nei miei riguardi. Ho dormito cinque ore. Mi rigiro nel letto per un po', sperando di perdere conoscenza, ma non c'è niente da fare. Giù urlano ancora però non odo più accenni a morte violenta o spargimenti di sangue. Purtroppo.
La figlia dei vicini del piano di sotto ha 44 anni (lo apprendo adesso, grazie alle sue grida angosciose a proposito della sua vita rovinata) e tutta la mia comprensione. Sua madre è un donnone, taglia 20 di reggiseno, ex-professoressa, che ogni mattina, da decenni, affronta lunghi tour a piedi per rovistare nei cassonetti della città. Non avete idea delle leccornie che si possono trovare nella spazzatura. Neanche io ce l'ho e spero di non averla mai. Questa infaticabile e squilibrata donna è solita sbraitare contro il marito, il Professore. Lui è un uomo alto, ingobbito, malvagio. Era l'incubo dei bambini del palazzo, quello che sequestrava palline e palloni, che ci urlava contro (evidentemente è una caratteristica di famiglia), che protestava vibratamente con i nostri genitori. Inoltre da sempre ritiene di essere, per evidente diritto divino, il Sovrano del condominio, a cui è concessa ogni libertà infischiandosene del parere dei sudditi. L'Imperatore Professore può far abbattere alberi, cambiare serrature, occupare posti auto ed espandere il suo regno. Mastica amaro e sputa veleno di fronte alle proteste della plebe.
Il Professore è vecchio, è sempre stato vecchio, e già da bambino avevo l'impressione che uno con quella schiena ricurva, piegata dall'odio che porta ostinatamente e orgogliosamente sulle spalle, non potesse campare a lungo. Soprattutto nutrendosi di cibo raccolto dall'immondizia. Ancora oggi continuo a ripetermelo. Eppure lui e la sua consorte resistono, giorno dopo giorno, tenuti in piedi dal reciproco livore.
Io mi agito sotto le coperte, mi appiccico al cuscino. E prego che la loro figlia 44enne si decida a passare dalle parole ai fatti.

12/09/08

Reduce


Mi rifaccio vivo oggi, alla vigilia della nostra morte globale per risucchiamento in un gigantesco buco di emmenthal. Che poi sta storia che i fasci di particelle potrebbero causare la fine del mondo mi pare un po' esagerata. Che dovremmo dire allora dei fasci di Centocelle? In ogni caso, finché si scontrano tra loro non posso che essere contento.
Questa estate è stata particolarmente attiva, ma soltanto perché le passate erano state fortemente passive e non in senso retrosessuale.
Per la prima volta ho fatto il bagno in un fiume che in realtà era un torrente che in realtà era una successione di pozzanghere brulicante di ragni d'acqua. Io e gli altri intrepidi escursionisti ci siamo inoltrati per la gola sempre più impervia, scalando massi e risalendo simpatiche cascatelle, lì dove nessuna chitarra si era mai spinta prima. È stato bello. Mi sono anche azzoppato. Non riuscivo più a poggiare il piede in terra. Ero convinto che fosse rotto. Ogni volta che sfioravo il terreno mi veniva da piangere. O almeno credo che sia quella la sensazione che si prova quando si è in procinto di piangere. Io non lo so perché non ho mai pianto in vita mia. Al massimo ho avuto delle perdite di liquidi.
Ho giocato a ping pong. Ho visto i cinesi giocare alle olimpiadi e per quel giorno sono stato fortissimo. Avevo lo spirito di un cinese imbattibile dentro di me, uno spirito made in China. Poi siccome queste cose made in China non durano un cazzo, tutti gli altri incontri li ho persi. A stento ho trattenuto le lacrime.
Ho giocato a calcetto. La mia squadra ha subito una sconfitta che in modo riduttivo potrei definire umiliante. Le mie lacrime hanno irrigato il campo in erba sintetica.
Ho giocato a calcio balilla. Io e il mio partner abbiamo distrutto e irriso varie squadre femminili. Del match contro i maschi non... sniff... non mi va di parlare.
Poi sono successe anche un po' di robe brutte. Ma di quelle, si sa, tra qualche anno ne rideremo.

08/05/08

Riscartarsi


Ogni tanto in questa casa si fa una "busta per la carta" da riempire con chili di carta che andrà successivamente gettata nell'apposito "cassonetto per la carta" che si trova subito dopo la casa di paglia del primo porcellino proprio alla fine della strada di mattoni gialli. Io do il mio contributo scavando negli scaffali, tra fogli sparsi di origine ignota, quaderni scolastici del mesozoico, manoscritti impolverati. Non butto mai niente.
Ogni volta tra questi fogliacci scopro inevitabilmente documenti storici della massima importanza per me. Pagine di diario, intricatissime trame di romanzi (che al giorno d'oggi non sarei minimante in grado di concepire), formazioni del fantacalcio (Ganz! Moriero! Walem! Paulo Sergio! Edmundo! NEQROUZ LO STRIZZAPALLE!!!), struggenti poesie, disegni di tizi muscolosi di chiara influenza Jimleeana, e poi liste, liste, liste d'ogni genere (calciatori, canzoni, possibile cast per un film sugli X-Men in cui azzeccavo Patrick Stewart... frasi da scrivere su delle magliette, es: "Scugnizzo del demonio"), perfino una bozza di una missiva destinata a Marco Marcello Lupoi in cui lo spronavo ad investire in produzioni autoctone di genere non supereroico (e alla fine mi ha ascoltato... neanche un grazie, eh?). Insomma, un patrimonio inestimabile in cui mi smarrisco ogni volta.
Cimeli di quel tempo in cui non potevo fare a meno di inondare d'inchiostro ogni superficie cartacea.
La videoscrittura è castrante. Il bianco luminoso dello schermo che riflette il tuo vuoto è più minaccioso e impietoso del bianco del foglio.
Il foglio bianco lo puoi subito far tuo con uno scarabocchio, marchiarlo a nero, insozzarlo, farne ciò che vuoi. Questo insieme di pixel invece è una cosa seria. Una cazzata qui assume proporzioni ben più grandi. Puoi solo SALVARE o CANCELLARE.
Da un po' sto provando a riappropriarmi dell'atto liberatorio di far scorrere la sfera magica sulla carta, di far gareggiare la mano col cervello. È dura, credo sia un po' come disintossicarsi. Ma spero di tornare presto a sprecare tonnellate di carta da riguardare con imbarazzo tra qualche lustro e salvare dalla "busta per la carta".

30/04/08

Le cose che mi piace fare

Sono così scarico in questo periodo... Il coniglietto della duracell potrebbe abusare di me come vuole, non avrei abbastanza energia per difendermi. Sarà la primavera, sarà il nero dilagante, ma sono così scarico, spento, vuoto. La malaugurata catena (che i giovani chiamano meme, ma è una catenaccia, parliamoci chiaro) indirizzatami da gb cade a pennello. Tema: Le cose che ti piace fare.
Svolgimento: non mi piace fare niente, sono scarico, sono spento, non faccio niente e non mi piace e se faccio qualcosa non so bene perché la faccio. Molte delle cose che mi piaceva fare non mi danno più alcun piacere, perché sono tutte così effimere che l'unica cosa che mi lasciano è il senso di colpa. Leggo quando dovrei scrivere, fantastico quando dovrei fare, sogno quando dovrei vivere. Ho tanti passatempo ma io il tempo lo vorrei trattenere. Io e il Tempo non ci capiamo, non andiamo d'accordo.
Io, quali sono le cose che mi piace fare, non lo so. So che non mi piace stare a pensarci. So che invece di pensare alle cose che mi piace fare, dovrei fare.
Ma io non sono uno che fa. Perché sono uno che sta a pensare alle cose che gli piace fare senza sapere dove andare a parare.
Ecco, in porta non ci voglio stare. Preferisco giocare, anche se non sono capace, giocare mi piace.

29/03/08

Italiaans


A Pasqua Amsterdam è un catalizzatore di neve, grandine, pioggia, vento, ci tiene a mostrare tutto il campionario del maltempo, come fosse un prodotto tipico, come se ne rivendicasse la paternità. Il cielo ha imprevedibili sbalzi d'umore, eppure la neve di Amsterdam non si trattiene, giusto una visita veloce che quasi non lascia tracce. E la grandine non fa troppo male, picchietta senza picchiare, e la pioggia non inzuppa, o forse sono io che non la sento bagnarmi, confusa nel freddo che mi stringe quando mi fermo o quando il vento spinge più forte. Ma se cammino, e cammino tanto, il freddo fatica a farsi strada tra gli strati di maglie che mi ricoprono e si accontenta di azzannarmi alle gambe, le quali sopportano in silenzio.
Amsterdam è sbilenca, antica e bellissima. I suoi palazzi con i tetti spioventi, accalcati, addossati uno all'altro, si spintonano per guadagnare spazio e si trattengono per paura di cadere nei canali, sulle anatre che scivolano indifferenti. Gli edifici vecchi di secoli non dimostrano la loro età, sono lucidi, arzilli, dal portamento distinto, la schiena ancora dritta, fanno impallidire i nostri palazzi ancora giovani ma già decrepiti e stanchi di vivere. I palazzoni moderni ad Amsterdam sono un'eccezione, alieni relegati nelle periferie che non trovano spazio nel cuore caldo della città. Qui, nel centro, le costruzioni più recenti si mimetizzano umilmente con i loro antenati, senza disturbare.
Un mare di turisti da ogni parte del globo affolla le strade, mille lingue diverse ci passano accanto e ci si abitua a presto. Gli italiani vengono identificati a chilometri di distanza, pure se non stiamo cantando "Volare" e non indossiamo la felpa FIAT e non stiamo addentando una mozzarella e non sbottiamo in bestemmie colorite, anche se camminiamo semplicemente, a testa bassa e mani in tasca, magari qualcuno ci urta e dice Scusa, in italiano, o magari una prostituta ci urla dietro offerte in termini a noi comprensibili e non possiamo fare altro che piantarci in mezzo alla strada e perquisirci in cerca di segni di italianità, a chiederci perché non possa essere scambiata per spagnolità o grecità o qualsiasi altra mediterraneità. Non lo sapremo mai.
L'atteggiamento degli indigeni sembra oscillare tra due poli opposti, tra l'ospitalità estremamente cordiale, spesso amichevole, e il fastidio evidente per l'invasore che non si preoccupa nemmeno d'imparare a salutare nella lingua del posto e che rumina una manciata di termini inglesi, con una pronuncia imbarazzante che ha l'effetto di unghie su una lavagna. Ma sopportano senza troppa fatica, ripagati dal costante flusso di danaro che inonda la città. Gli unici a insultarci sono i ciclisti, tra una scampanellata e l'altra. Procedono spediti, guizzando tra i passanti, molti in sella a bici sprovviste di freni e come uniche armi il campanello e le loro voci che ci apostrofano con epiteti incomprensibili. Sono bravissimi, non ne vedo cadere nemmeno uno, non assisto a nessun incidente anche se ci spero.
Il Red Light District è un formicaio assonnato di giorno che si risveglia e si riempie col buio, accendendosi di neon e squallore. Le ragazze osservano i pesci al di là del vetro, trascinati dalla corrente. Ogni tanto picchiettano con le nocche per attirarli, sorridono, alcune condividono la vetrina, parlano tra loro divertite, scherzano, i loro commenti fanno da contrappunto ai nostri. Altre non nascondono la noia, sembrano manichini spogli durante il cambio di stagione. Un paio compongono sms, indifferenti al passeggio. Mi chiedo cosa scrivano. Forse gli stessi messaggi scocciati di una segretaria che non vede l'ora di staccare.
Nelle strade più esterne del quartiere i sexyshop si alternano ai coffeeshop e agli spacciatori di cibo. Certe pietanze esposte sembrano già digerite e garantiscono l'intossicazione. Cucine orientali dagli effluvi viscosi si succedono a pessime imitazioni di pizze e a sandwich derivati dalla plastica. È difficile trovare un luogo di ristoro che non infligga un duro colpo allo stomaco o al portafoglio.
Con occhi avidi bevo Amsterdam e mangio la neve. La faccia è l'unica parte del mio corpo che affronta l'aria fredda del nord, mentre incrocio gruppetti di britannici in maniche corte, mentre olandesi senza guanti pedalano sulle loro bici-passeggino e i bambini seduti nelle cassette assaporano l'aria frizzante, mentre atleti in pantaloncini continuano imperterriti la loro corsa, mentre un bambino biondo con la maglia dell'Ajax insegue un pallone.
Rabbrividisco sotto il mio cappello peruviano, il giubbotto imbottito, la giacca di angora, il lupetto misto lana, la maglia in cotone caldo, e allora mi viene il dubbio. Che questi sono davvero ariani e io sono un misero essere inferiore.
Italiano.

18/03/08

E se la sera ti fa un po' paura...


Va bene, confesso: non sono mai salito su un aereo. Gli unici voli che ho fatto in vita mia sono stati voli involontari giù da alberi con conseguenze spesso dolorose (contusioni, tagli profondi, difficoltà respiratorie, perdita di conoscenza). Adoravo arrampicarmi sugli alberi. È una cosa che mi manca tanto.
Scalare alberi è uno sport pericoloso, precipitare ancor di più. Quindi figuriamoci precipitare con un aereo che, inspiegabilmente, non vola ad altezza-albero.
Io non ho paura di volare. Sono solo terrorizzato dall'idea di precipitare, dai lunghissimi secondi (minuti?) in cui sei costretto sul tuo sedile come un condannato a morte mentre il suolo si approssima sempre più velocemente. Non riesco a immaginare cosa accada in quei momenti. La gente che urla a pieni polmoni e che deve riprendere fiato un paio di volte prima dell'impatto (AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHH anf anf aaaaunn AAAAAAAAAAAHHHH... non rende granché bene), quelli che pregano, quelli che cercano di battezzarmi e darmi l'estrema unzione in un colpo solo, quelli che in preda al panico si strappano i vestiti di dosso e le hostess che se li rimettono. Esigo il paracadute, il sedile eiettabile, il cianuro. O almeno un rimborso.

La meta è Amsterdam. Ci sarà freddo, vento, neve e droghe. Io non fumo, non mi piace fumare. Sarò strano, ma non riesco ad apprezzare quella sensazione di copertone bruciato che inonda il petto. Preferisco l'alcol, per una questione di gusto e di logica, non di legalità. Gli alcolici li capisco. Sono dei liquidi, li puoi bere, li puoi combinare, li puoi mischiare con tante sostanze aromatizzanti e saporite, possono dissetare, rinfrescare e condurti al coma. Riempire un bicchiere e mandarne giù il contenuto è un'operazione naturale, ha un senso. Prendere delle foglie, seccarle, sbriciolarle, avvolgerle in un pezzo di carta, dargli fuoco e respirarne il fumo è un percorso un po' più tortuoso. Insomma, a chi cazzo è venuto in mente? Vorrei tanto congratularmi con lui per l'ingegno.
In ogni caso, vado ad Amsterdam e tra un Van Gogh e un Van Basten qualche sostanza dannosa per l'organismo bisogna pur provarla. I funghi li capisco, hanno una logica, ci si fanno pure le tagliatelle...

In questi momenti, quando sei alla vigilia di un meeting con la Nera Signora, ti ritrovi a pensare a tutte le cose che lasci in sospeso, anche le piccole cose che non saprai mai come andranno a finire. Ad esempio "Lost". Non potrò verificare se la mia teoria è giusta, e cioè che tutto quello che sta accadendo sia in realtà una grossa menzogna e che i personaggi di "Lost" non siano altro che attori, anche perché c'è il chitarrista drogato che assomiglia a un hobbit e potrebbe trattarsi della stessa persona. Ciò mi induce a sospettare che anche "Il signore degli anelli" fosse una storia di fantasia.
Non saprò mai se a Valentino Rossi di veloce resta solo la connessione e quante pappine prenderà la Roma dal Manchester.
Non saprò se è vero che per spaventare Giò Di Tonno basta minacciarlo con un grissino. Non avrò il tempo di riscattarmi da quest'ultima battuta.

Un ghiotto premio a chi indovina la citazione nel titolo di questo post e del precedente.

07/03/08

Spesso il male di schiena ho incontrato


Oggi il medico consiglia: non guardare "Dr. House" se non si è in perfetta salute. Potreste riconoscere nel prurito dietro l'orecchio destro il primo sintomo di amiloidosi, nell'inspiegabile distacco di un pelo pubico il chiaro segnale dell'avvento del lupus, nel punto nero sul naso la sentenza di peste, nell'eccitazione dell'immaginare Carla Bruni cavalcare nuda verso la Bastiglia cantando la Marsigliese l'inequivocabile prova clinica della sarcoidosi.
Io, in questi giorni che sono stato afflitto da un grave malanno, mi sono sparato tutta la quarta serie del Dottor Bastardo. Un'overdose che poteva essermi fatale, soprattutto quando la mia temperatura corporea ha superato i 39° e mi appariva ormai chiaro che House stesse parlando con me quado diceva, col suo modo cinico e spietato, che stavo morendo e che non c'era un bel Niente dall'altra parte.
Ma questa volta hai fallito caro House, hai avuto torto e io ho ragione, sono ancora qui grazie alla mia geniale intuizione. Era influenza.
Aspirina e copritevi bene. Passerà.

P.s.: continua a essere la serie con i migliori dialoghi. Poco male se per la maggior parte del tempo non si capisce di che cacchio stiano parlando.

26/01/08

Andale, andale, arriba arriba arribaaaa!!!


Non ho niente contro le barzellette, non ne vado pazzo ma se ben raccontate possono sempre strappare una risata, cosa che non si rifiuta mai. Però viverci dentro non è bello e ormai ogni italiano lo sa. Ecco cosa provano i carabinieri. Scusate carabinieri, non immaginavo.
Come in ogni occasione in cui lo spettro delle elezioni incombe sul Paese e il sorriso di Silvio si allarga tanto da poterci infilare un'intera anguria o la testa di Bondi, ecco che anche stavolta mi metto in cerca di una possibile nuova patria. La sola ipotesi che in un prossimo futuro si verifichi un determinato risultato elettorale mi fa venir voglia di fare i bagagli, e so di non essere l'unico.
Lasciare questo stupido paese, 'sta cazzo di barzelletta, per poterne finalmente ridere. Aaaaaaah!
Si sa che il top in fatto di civiltà, libertà e biondità sono i paesi del nordeuropa ma io (disdetta!) soffro maledettamente il freddo. Per farvi capire, la sola idea di succhiare un calippo mi da i brividi. Questo fattore, purtroppo, mi costringe a far fuori gran parte del continente dalla lista delle possibili destinazioni. Niente Regno Unito e rock 'n' roll, niente Olanda e profumi della natura, niente Germania e birra, niente Repubblica Ceca e pornostar. In Francia ci odiano e quindi, concludo, resta solo la Spagna.
In Spagna penso che mi troverei bene. Abbiamo tanto in comune: l'ossessione per il calcio, la tv spazzatura, Eros Ramazzotti e Laura Pausini... forse abbiamo troppo in comune. Però saltano subito all'occhio i lati positivi, ad esempio se ne sbattono quasi totalmente dei vaneggiamenti della chiesa, hanno un governo mancino che sembra davvero mancino e ancora è freschissimo il ricordo di cosa significa vivere sotto una dittatura, hanno Penelope Cruz e la Seat ha la solidità germanica con un retrogusto di Fiat.
La Spagna è una possibilità però voglio approfondire un po' il Portogallo. In Portogallo non succede mai niente. E questo, per me, sarebbe un gradito cambiamento.

05/01/08

and I don't feel any different



So che c'è gente a cui piace l'inverno. Vorrei tanto sentirgli dire quanto lo adorano mentre vengono presi a ceffoni dalla pioggia fredda e dal vento portatore di febbre, con i piedi ben inzuppati in una pozzanghera e il gelo nelle ossa. L'inverno è la tua stagione preferita? E allora fammi vedere baby, mostrami quanto ti piace, balla! Di sicuro a Babbo Natale piace l'inverno, ma lui ha la scusa che non esiste. Rimango scettico sugli adoratori del verno.

Basta con processi, prolassi, prozac e prostitute. È tempo di propositi, pronostici, programmi e promesse. Se ne sentono e se ne leggono in giro, c'è gente che ha in serbo per il nuovo anno svolte e climax di ogni tipo. Io non mi stupirei se fosse l'anno del mio addio al mondo. Per noia, magari. Sbadigliando così tanto fino a farmi esplodere il cervello. O guardando una maratona di Marzullo. Nel senso di Marzullo che corre. Perché inseguito dai famigliari delle vittime dei suoi programmi. Deceduti per noia.

Ho qualche sceneggiatura breve in mano a dei disegnatori, in questo momento. Altre che riposano nelle caselle e-mail di redazioni/editori in attesa di essere giudicate. Comincio ad odiare le newsletter. La piccola aspettativa che sorge ogni qual volta leggo "X nuovi messaggi" per poi scoprire che si tratta delle news di qualche sito o di Silvio che mi chiede consigli per una nuova burla da fare agli italiani.
Io non ho grandi desideri, a parte il solito, fondamentale, patetico, cioè non essere me, essere un'altra persona. Però difficilmene tratterrei il disappunto se la mia ragazza andasse con un'altra persona invece che con me. Pure se quell'altro fossi io. Quindi l'importante sarebbe che non lo scoprissi.

Poi vorrei tanto riuscire a scrivere un paio di storie di un personaggio che mi ossessiona da un po'. Sarebbe il fumetto che come lettore vorrei tanto leggere. Già so moltissimo di lui e del mondo in cui vive, ma spero di scoprire il resto a poco a poco.

Un giorno su youtube ci saranno solo video di gente che guarda youtube.

Californication è la risposta maschile a Sex and the City e quindi pieno di difetti e ingenuità, ma più sopportabile per noi pubblico di veri uomini. Soprattutto perché si vedono tante tette. Sempre in multipli di due, eh, intendiamoci. Ma soprasoprattutto perché il suo protagonista, lo stereotipo dello scrittore incasinato e dissoluto in crisi d'ispirazione con un cuore di panna sotto la dura scorza e dotato di humor corrosivo, è il modello a cui ognuno di noi sfigati molestatori di tastiere aspiriamo. Sogniamo di essere stereotipi. Siamo lo stereotipo del sognatore.

Non ho comprato nessun calendario quest'anno. È il 2008 e a Messina ci sarà un terremoto spaventoso. Non mi andava di buttare via i soldi per un calendario.

16/12/07

Raffreddore cronico

Io sono un mutante. Il mio corpo è composto al 70% di muco. A Carnevale con i fazzoletti usati faccio un carro di cartapesta, senza usare la colla.

26/11/07

Me ne compiaccio

Sono tornato. Ho telefonato a mio nonno, due minuti di conversazione d'ordinanza, come stai? come va? che si dice? blablabla. Poi mio nonno mi dice: "Me ne compiaccio". Ridacchio e ci salutiamo.
Accipicchia, che figata, non me l'aveva mai detto nessuno.
E nemmeno a voi, scommetto. Crepate d'invidia!

11/11/07

Di bozze

No, è che sto a Roma. Sto a fa' un corso. In correzione di bozze.
Oh che bello, lavorare nell'editoria, un ambiente creativo, avere per primi tra le mani quei bozzoli che diverranno farfalle, metteranno su le alette e una copertina colorata per posarsi sugli scaffali di migliaia di librerie. Ah, che emozione, che magia...
No, niente di tutto questo. Il correttore di bozze ideale è un automa. Setaccia le pagine con la mente vuota di un cercatore d'oro stanco del Klondike. Che stia leggendo la prosa intricata di Pynchon, un testo escrementizio a firma Bruno Vespa o un saggio sui wafer non fa alcuna differenza. Il correttore di bozze è un cacciatore di errori e di orrori che non può permettersi di sbagliare mira. Mestiere forse adatto a un maniaco compulsivo, anche se nei casi più gravi c'è il rischio che non riesca a superare una pagina per paura che qualcosa possa sfuggire.
Ovviamente sto esagerando, come sempre.
Davanti a me ho ancora un paio di settimane di corso, che è davvero molto valido e tenuto da gente in gamba e simpatica, quindi magari tornerò sull'argomento.
E dovrei anche parlarvi della mia vita (ah ah!) romana.
Giorni mirabolanti.

31/10/07

Lu primm'ammore


Si chiamava Nicole Chapman e io ero pazzo di lei. La gente diceva che ero pazzo e basta, che la differenza di età tra noi era un ostacolo insuperabile. Lei aveva 16 anni e io 3. Forse per questo non mi feci mai avanti. E adesso, sapendo l'età delle fidanzate di Briatore, mi mangio le mani.
Passai gli anni a spiarla in silenzio, Nicole. Piangevo per un nonnulla, mi sbavavo addosso pensando a lei, bagnavo il letto sognandola. E anche quando non la sognavo.
Io, invisibile, la osservavo ogni giorno, la seguivo tra le aule e i corridoi della scuola. Era piccola, sinuosa, morbida, calda come un bonbon al liquore. Quando danzava sembrava una gatta e sentivo il mio cuore sanguinare sotto i suoi artigli, e quando cantava sapeva ruggire e poi spiccare il volo come un angelo. Mi bastava. Il mio amore era puro e innocente, mi beavo nel pedinarla con gli occhi, mi saziavo della sua visione.
Avrei voluto mandarle lettere d'amore, ma ancora non sapevo scrivere.
Non provai nemmeno gelosia quando a conquistarla fu Jesse Velazquez. Bravo ragazzo, in fondo, Jesse, sotto quella scorza da macho. Non m'importava che fosse lui a stringerla tra le braccia. Del resto cosa potevo offirle io, a parte le caccole? Era sufficiente che Nicole esistesse, che i suoi occhi neri brillassero come due pozzi profondi che riflettono il cielo stellato.
Ah Nicole, che amore è stato il nostro, diretto, semplice, un viaggio su una strada lunghissima e dritta, ma a senso unico. E passo dopo passo io crescevo e invecchiavo mentre tu restavi la stessa. La solita 16enne che sembrava più matura.
Tu, eterna donna-bambina, se solo t'incontrassi oggi che sono un uomo, se potessi finalmente avvicinarmi... mi arresterebbero.

11/10/07

Cose che tutti preferirebbero non sapere e che nessuno ha mai nemmeno lontanamente immaginato di chiedere

Evviva, sono stato nominato per la mia prima catena di blogger. Mi ha tirato dentro accakappa ed è una di quelle catene insidiose che possono rovinare per sempre l'ottima reputazione che uno si è meticolosamente costruito nel tempo.
Per fortuna non è il mio caso.
Ma vi ricordate quando arrivavano le vere catene di Sant'Antonio, malefici oggetti in carta e ossa? Quelle che promettevano immani sventure se non le avessimo inoltrate?
Ahaha, io le stracciavo, le bruciavo, me ne fottevo alla grande di quegli strumenti malefici che facevano breccia nelle menti più deboli e impressionabili! Fanculo a voi e alle vostre stupide superstizioni!!!

E infatti adesso ho una vita di merda.

Quindi aderisco di buon grado a questa catena che ha come argomento "Cose, nomi, animali e mestieri che non sapete di me".

- Una volta ho rischiato la vita per una ragazza ma l'unico punto in comune con Romeo e Giulietta è che lei stava in balcone quando l'ho avvistata. Ero in sella allo scooter ed incantato, con la testa per aria, sono andato a sbattere contro l'auto che mi precedeva. Son caduto di lato, la mia testa protetta dal buon vecchio casco non omologato ha picchiato sull'asfalto e ho visto la ruota anteriore sinistra di un'auto venirmi incontro e passare poco distante dal mio inutile cranio. Da quel momento fino a quando ho lasciato la scena non ho più guardato verso il balcone.

- Mi perdo spesso in elaboratissime fantasticherie che mi vedono vestire il ruolo dell'uomo più amato del pianeta, possessore di meravigliose e uniche qualità che non possono non suscitare l'ammirazione di ogni essere senziente, l'invidia dei meschini e l'eccitazione delle donne.

- Ci sono episodi che mi riguardano talmente imbarazzanti che la sola idea di scriverli fa apparire la prospettiva di trascorrere tutta la mia esistenza su una piccola isola con la sola compagnia di Malgioglio come il minore dei mali.

- Da bambino giocavo a calcio con un'amichetta. Io contro di lei, porta a porta, ognuno da un lato del piccolo cortile del condominio. La chiamavamo "La partita infinita" perché abbiamo continuato a disputarla per anni, senza azzerare il punteggio. Credo che complessivamente avessimo superato quota 2500 goal e sono abbastanza sicuro che sia un record. Oggi quella mia amica d'infanzia è una monaca di clausura.

- Footloose era uno dei miei film preferiti e sicuramente quello che ho visto più volte. Io non ballo. Alle feste ero quello sempre seduto da una parte. Ma segretamente sognavo che Kevin Bacon arrivasse in città in sella ad un trattore e mi insegnasse quei magnifici passi. Non è successo.
Del resto immagino ci voglia un po' per arrivare in trattore dall'America.

- Quella domenica mattina di più di 10 anni fa ero a casa a cazzeggiare (cosa che faccio sempre) col Biondo. Mi misi a canticchiare "Dune Buggy" (cosa che non faccio mai), canzone degli Oliver Onions dalla colonna sonora di ...altrimenti ci arrabbiamo, 1974, regia di Marcello Fondato. Poi accesi la radio (cosa che non faccio mai) sintonizzata su una stazione a caso. E Quella Fottuta Radio Trasmetteva Dune Buggy! (Cosa che la radio non fa mai!)
Cominciai ad imprecare (cosa che faccio spesso) colmo di stupore & terrore, finalmente consapevole che siamo solo burattini sotto la spietata regia di una mano superiore. Quella di Marcello Fondato. Colonna sonora degli Oliver Onions.

- Se me ne andrò per morte naturale, sarà per un attacco di cuore.

Giro questa catena a cetra, perché è una brava ragazza e so che non mi deluderà. A ScuoladiLadri & Lucy (mi rifiuto di chiamarla col suo nuovo nick) perché se no mi metto a piangere. Ad ABS&Ganglio, perché so che ABS non la farà al contrario di Ganglio, il quale potrà una volta per tutte dimostrare che razza di essere infimo sia il suo coinquilino di blog. Clemente Mastella, così che si possa distrarre dalle cose brutte e cattive che gli stanno capitando in questo periodo. E infine ad Ossimorosa, per leggere la motivazione arguta con cui declinerà l'invito.

27/09/07

Ai miei tempi


A un certo punto i Nostri Tempi non sono più nostri, non sono più tuoi. A un certo punto ti guardi in giro, guardi quelli, i giovani, e cominci a pensare "Ai miei tempi..." E sebbene hai sempre sospettato che prima o poi sarebbe successo, di certo non immaginavi che il momento sarebbe giunto così presto.
Per me è arrivato da un bel po', ma non so di preciso quando. Forse si comincia con i cartoni, che "Ai miei tempi sì che c'erano bei cartoni, non queste cazzate che vedete ora, i porkemon, gli yougurt-oh, i dragonboh. Ai miei tempi c'erano i Tigerman e i Devilman che facevano vedere il sangue, capito bambocci?"
Che se fosse venuto uno, ai miei tempi, a dirmi queste cose, probabilmente avrei pensato: "E sticazzi". I bimbi di oggi no. Mi guardano in silenzio e mi ascoltano. Poi mi pestano, mi danno calci in faccia con le crocs. Mi fanno vedere il sangue, come Tigerman. I bimbi di oggi si vestono alla moda. A me, da bambino, i vestiti li compravano la mamma o la nonna. I maglioni li facevano a mano. E io li indossavo. Andavo in giro avvolto in arazzi settecenteschi, ché mia madre si sentiva creativa. Quando giocavo a nascondino gli amichetti mi vedevano a centinaia di metri di distanza. I bimbi di oggi hanno il consulente d'immagine. Potrebbero apparire sulla copertina di una rivista patinata. E ci entrerebbero a grandezza natuale. Non capisco mai se sono bambini o dei trentenni nani. Li vedo passare in gruppi rumorosi e vivaci, ricoperti di firme, di D&G, di Richmond, di Frutta (non omogeneizzata), mentre picchiettano sui loro cellulari-prototipo e tirano marlboro, diretti a scippare e stuprare una vecchietta o a dar fuoco ad un barbone, e, con un misto di paura e ammirazione, mi mimetizzo con il muro grigio di un palazzo, favorito dai miei abiti Oviesse. Ai miei tempi con gli amici ci si ruzzolava nel fango, si giocava a pallone, ci si ruzzolava nel fango, si correva in bici, ci si ruzzolava nel fango, si giocava a guardie e ladri, ci si ruzzolava nel fango, mentre le bambine preparavano tortine di fango per quando avessimo finito di ruzzolarci nel fango. E se qualche giorno fiacco si stava un po' tranquilli a fare i compiti e a guardare la televisione, mia mamma arrivava e diceva: "Basta tv, ora vai fuori a rotolarti nel fango!". Ovviamente non quando indossavo il maglione con la riproduzione de L'Ultima Cena.
Poi, un po' più cresciuti, con gli amici si usciva a passeggiare in Centro. A piedi, che ai miei tempi le macchinine ultra-lusso da 15000 euro per i non-patentati non c'erano. Magari capitava di veder passare delle scatolette orribili, sfigatissime, guidate da ultracentenari o da tizi a cui avevano fatto a coriandoli la patente, che non potevi fare a meno di indicarle e gridare "Ah ah!". No, noi uscivamo a piedi e andavamo a comprare roba all'Upim o alla Standa, che di entrare in un negozio, quelli con i commessi che ti sorridono e agognano serviriti in tutto e per tutto, non ci passava nemmeno per la testa. E compravamo pacchi di mille magliette Fruit of the Loom, 300 magliette 5000 lire, me ne son cadute 50 in più signo', che faccio, lascio? E i jeans James Dillon, la cui etichetta recitava "Questo jeans si autodistruggerà entro 30 secondi", e i bidoni di gel made in Chernobyl che hanno annientato le capigliature delle migliori teste della nostra generazione.
E le Converse All-Star.
Qualche anno fa ho ricomprato un paio di Converse. Erano tornate di moda, dopo che per anni parevano estinte. Poi ho scoperto che la casa è stata acquisita dalla Nike. Ho comprato le mie solite Converse, quelle blu, pagate cinque volte di più che ai miei tempi. Andando in giro con le mie nuove Converse ai piedi mi sentivo in colpa. Incrociavo ragazzini e ragazzine ricoperti di firme e con le Converse ai piedi e realizzavo di avere le scarpe alla moda. Le Converse, tra le più scomode mai create grazie alla suola ultrasottile (ma come cazzo facevano a giocarci a basket?), con il loro eterno e inestinguibile puzzo di copertone bruciato, fatali in caso di pioggia, che si scollano, si bucano e si strappano sempre lì, nel solito punto, a metà del lato interno, proprio dove la scarpa si piega quando si cammina. E 'sti ragazzini, 'sti modelli in erba, giravano con le mie stesse scarpe. Ed io pensavo: "Ma che cazzo ne sapete voi, che ai miei tempi queste scarpe, qui da noi, non le cagava nessuno, che costavano 30mila lire alla Standa, e voi manco sapete che c'era la Standa e tra un po' vi scorderete pure della lira e delle Converse, ma io delle Converse non me ne scorderò mai!".
Così ogni volta che le guardo, che le calzo, che le allaccio, che sento un copertone bruciare, penso ai miei tempi. E a quanto cazzo ho pagato 'ste scarpe di merda.

03/09/07

Un ultimo salutino...

...che domani pomeriggio parto. Spero di riuscire a connettere il portatile il più presto possibile, senza problemi. Spero che questo trasferimento mi vada meglio del mio primo, nella nebbiosa Bologna. Io le partenze le soffro sempre, inutile negarlo.
Comunque makkox mi fa un bel regalo d'arrivederci, postando sul suo blog (mentre scrivo) la prima puntata di Domeniche, storia da me scribacchiata e da lui illustrata e attesa da tempo dai fan di mezzo mondo (l'altrà metà sono stupidi ignoranti invidiosi che gli puzza l'alito).
Qui da me troverete niente popòdimenoché degli splendidi extra, chicche per collezionisti che nel giro di qualche anno potrebbero valere milioni.
Ma siccome le pubblico sul blog non varranno un cazzo.
Si parte col primo extra adesso!

29/08/07

Quando c'era il sole anche di notte


Ho sempre sonno. Ho sempre caldo. Ogni tanto un po' di meno, merito del ventilatore. Quando starnutisco abbasso la velocità del ventilatore, la metto a 2. E allora ho di nuovo tanto caldo.
Il caldo umido s'appiccica al corpo. Vago in mutande mentre fuori sirene e canadair inseguono gli incendi e mi viene il dubbio di aver sopravvalutato l'estate.
Comincio a capire quelli che non la sopportano. Con difficoltà, perché da sempre mi sbalordisco di fronte agli oppositori della bella stagione. La mia vita ruota attorno alle estati. Il resto dell'anno è solo condimento, attesa e rimpianto. Ma di queste ultime estati c'è ben poco da rimpiangere.
Devo prendere atto che non sono più quelle di una volta. Sono fitte di giornate vuote, immobili, stanche.
Ah, quelle di una volta, vissute fino all'ultimo secondo, senza sprecarne un momento, estati povere ma gloriose, ricche di gioie da spensierato cazzeggio adolescenzialpopolare (non il noioso cazzeggio tormentato e generatore di rimorsi dei tardoventenni). Di quelle gioie adesso neppure l'ombra, eppure ogni anno si rinnova costante la speranzosa attesa per un'estate che magari sarà quella buona, all'altezza delle antiche. Ma non è mai così e mai lo sarà.
Perché quell'età perduta era l'estate e in un batterdocchio è bruciata al sole. E mentre appassisco nel mio prematuro autunno, immagino già l'inverno del mio scontento.

20/08/07

Un'estate senza Bilboa

No, è che non c'ero. Son stato fuori. Fuori di poco, comunque.
Qualche puntatina al mare.
Ho bevuto molto meno birra di quanto prevedessi e mangiato un bel po' di granite.
Niente anguria.
Ho ciondolato.
Ho visto Giovanni Allevi in concerto. La sua voce è una via di mezzo tra quella del conduttore di Art Attack e quella di Prodi. Una figura leggera sotto il paracadute di capelli. Ma al piano è una furia.
E a settembre vado a Roma. Deciso.
So che vado a Roma ma tutto il resto è un po' vago. Un gran bel punto interrogativo.
Ci devo provare che se no mi spengo. Già la fiammella è debole.
Vorrei non essere così fermo, lento, vacillante.
Vorrei essere brillante come Lapo. Ma oggi sono troppo stanco perfino per i trans.

06/08/07

Nemesi


Superman ha Lex Luthor. Charlie Brown ha l'albero mangia-aquiloni. Sandra Milo ha il tizio che le fa gli scherzi telefonici.
Anche io ho un arcinemico.
Disgustoso Animale mi perseguita fin dall'infanzia. Rampollo di una famiglia di ignoranti fascisti, di qualche anno più grande di me, la sua missione è rendere la mia vita un inferno ogni volta che ne ha l'occasione. Ed è bravissimo a farlo.
Certo, i suoi metodi sono mutati nel corso degli anni. Quando ero bambino non si premurava di nascondere le sue intenzioni, perseguitandomi, spalleggiato dalla sua cricca di figli di Satana, con minacce o atti terroristici. Una delle sue specialità era roccare palloni, un classico per ogni bullo che si rispetti. Si impadroniva del mio Tango e, dopo essersi sollazzato a sufficienza nell'ignorare qualsiasi richiesta e supplica, lo lanciava oltre il giardino del palazzo, dentro una casa diroccata e difficilmente accessibile, infestata da erbacce, rifiuti, ferri acuminati e cadaveri di altri sfortunati possessori di palloni.
Gli anni passavano e mentre io diventavo un adolescente lagnoso e impacciato che non perdeva una puntata di Bayside School, Demonio Assasino praticava arti marziali e affinava le sue tecniche letali.
Non giocavo più a pallone in giardino, in compenso ogni tanto facevo un giro in bici. Possedevo anche un bellissimo contachilomtri digitale. Un infausto giorno parcheggiai per breve tempo la bici nell'androne del palazzo. In quei pochi minuti, lui e la sua splendida ragazza dai lunghi capelli neri si trovarono a passare di lì. Quando tornai a prendere la bici, il manubrio era spoglio e il mio bellissimo contachilometri digitale era sparito. Non lo rividi mai più, ma lo ricordo ancora distintamente, il suo quadrante multifunzione scintillante nelle pedalate gioiose sotto il sole. In quei momenti, mentre realizzavo di averlo perso per sempre, preda di una frustrazione rabbiosa, diedi un calcio al vetro del portone, incrinandolo. Mio padre dovette pagarlo.
Il crimine non paga, mio padre sì.
Ma gli anni passavano, io e Deviato Aberrante avevamo sempre meno occasioni per incrociarci. Abbandonai anche la bicicletta per uno scooter. Non sono mai stato fortunato con i mezzi motorizzati. Il mio primo adorato motorino, uno Storm Gilera con cui avevo un'intensa unica e irripetibile, fu rubato proprio all'interno del condominio. Alzando la serranda impiegai qualche secondo a rendermi conto che lì, dove riposava notte dopo notte, c'era solo un grande vuoto, un moncone di catena e neppure un biglietto d'addio.
Il suo indegno successore fu spesso vittima di creativi atti vandalici. Ci fu una volta che non ne voleva proprio sapere di partire e appresi dal meccanico che era stato sottratto uno stupido pezzo, di nessun valore per un ladro con un minimo di serietà.
A 19 anni sono passato all'auto. Le originali incisioni in punta di chiave sulle fiancate, curiosamente, non ne hanno aumentato il valore.
Io e Delinquente Anormale siamo ancora qui. Lui mi rivolge sguardi da far impallidire Charles Manson ogni volta che ho la sfortuna di incrociarne il cammino. I suoi atteggiamenti si sono fatti più subdolamente intimidatori. Una volta mi capitò di incontrarlo, io al sicuro dentro la mia auto, lui ubriaco a lato della strada e con gli occhi fuori dalle orbite mi lanciò un urlo di guerra abominevole. Per fortuna in mano aveva una bottiglia e non un'ascia.
Non so quanti di voi provino genuino odio verso qualcuno, un odio così forte da desiderare che sparica una volta per tutte da questo mondo. Spesso io ci ho fatto un pensierino.
Il problema è che, mentre io penso, Dovrò Ammazzarti agisce.

p.s.: la situazione che makkox prospetta nella vignetta non si è MAI verificata! Almeno non ancora...

p.p.s.: no, purtroppo il mio arcinemico non è Diego Abatantuono.

03/08/07

forse


Forse stasera esco. Forse tra un po' parto. Forse poi torno, e quando son tornato forse poi riparto, stavolta per trasferirmi, per cambiare città. Forse faccio un corso e al termine, forse, mi assegnano un tirocinio. Forse ho un posto dove stare, ma no, forse questo ancora no. Forse però ho un paio di lavoretti part-time che posso fare. Forse tutto andrà male o, peggio, andrà così così.
Forse, semplicemente, resto qui.
Perché a noi della Generazione X.......... noi che non abbiamo letto il libro ma guardavamo X-files, noi che non vinciamo né perdiamo ma al massimo pareggiamo, che pattiamo perfino a tris, noi che facciamo le crocette sul calendario aspettando niente, noi così certi dei nostri dubbi, così insicuri nel volere certezze, noi così allergici ai "Sì" e ai "No!", noi che dobbiamo risentirci più tardi, che ora è presto, è ancora troppo presto e in un attimo si è fatto tardi, và quant'è tardi........... a noi spesso mancano le forze. Ma mai i forse.