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18/04/08

Se Dio c'è, ha un ottimo gusto


Ero convinto che non ci fosse un Senso in questa caotica esistenza. Poi ho scoperto che Edwige Fenech è nata a Bona.

29/08/07

Quando c'era il sole anche di notte


Ho sempre sonno. Ho sempre caldo. Ogni tanto un po' di meno, merito del ventilatore. Quando starnutisco abbasso la velocità del ventilatore, la metto a 2. E allora ho di nuovo tanto caldo.
Il caldo umido s'appiccica al corpo. Vago in mutande mentre fuori sirene e canadair inseguono gli incendi e mi viene il dubbio di aver sopravvalutato l'estate.
Comincio a capire quelli che non la sopportano. Con difficoltà, perché da sempre mi sbalordisco di fronte agli oppositori della bella stagione. La mia vita ruota attorno alle estati. Il resto dell'anno è solo condimento, attesa e rimpianto. Ma di queste ultime estati c'è ben poco da rimpiangere.
Devo prendere atto che non sono più quelle di una volta. Sono fitte di giornate vuote, immobili, stanche.
Ah, quelle di una volta, vissute fino all'ultimo secondo, senza sprecarne un momento, estati povere ma gloriose, ricche di gioie da spensierato cazzeggio adolescenzialpopolare (non il noioso cazzeggio tormentato e generatore di rimorsi dei tardoventenni). Di quelle gioie adesso neppure l'ombra, eppure ogni anno si rinnova costante la speranzosa attesa per un'estate che magari sarà quella buona, all'altezza delle antiche. Ma non è mai così e mai lo sarà.
Perché quell'età perduta era l'estate e in un batterdocchio è bruciata al sole. E mentre appassisco nel mio prematuro autunno, immagino già l'inverno del mio scontento.

21/06/07

Leddura


Arriva l'estate (anche se ne avrò la certezza solo dopo aver visto il nuovo spot dei solari Bilboa... ancora niente, fatemi sapere se lo avete avvistato) e non c'è niente di meglio per intrattenerci sotto l'ombrellone di un bel romanzo refrigerante, o del campionato mondiale di beach volley femminile nudista.
Io leggo un romanzo.
Il punto è che si tratta di "V.", di Thomas Pynchon, un autore che richiede un discreto sforzo di concentrazione già solo per leggerne il nome, un genio indiscusso che è tra le prime cause di ictus per coloro che la medicina definisce "miseri mortali".

[i geni indiscussi alla fine sono sempre i più discussi... quelli che vengono considerati intoccabili, che tutti esaltano e lodano, e se c'è qualcuno che non apprezza sta in silenzio e fa un passo indietro, non lo fa notare... finché non giunge un temerario che in tutta sincerità riveli: "a me sto genio indiscusso fa cagare" e le dighe crollano, il fiume sommerso di detrattori affiora e straripa sommergendo il genio indiscusso con valanghe di fango... da genio a stronzo è un attimo]

Tempo fa ho affrontato "L'arcobaleno della gravità" con la stessa consapevolezza e lucidità dello scimmione di 2001 al cospetto del monolito.
Insomma, Pynchon non è la tipica lettura estiva e probabilmente arriverò a voltare la 587sima pagina tra qualche mese. Ma il problema non è Tommy (adora quando lo chiamo così). Il problema, come sempre, sono io.
Da quando ho imparato a leggere, ho cominciato a divorare libri. Ottimi con un filo d'olio e aceto, ma quelli con la copertina rigida vanno lasciati a macerare per almeno 24 ore. Non ero comunque un piccolo emulo di Leopardi, ma un comune bimbo dalle ginocchia sanguinanti con una spiccata predisposizione per l'arrampicata libera sugli alberi. A differenza dei miei compagnucci di giochi, però, non disdegnavo le belle letture.
Nel corso degli anni i libri sul comodino si sono succeduti senza sosta. Ma se all'apice della mia fame letteraria non faticavo a mandar giù un libro in un sol boccone, in poche ore, progressivamente i tempi sono tornati ad allungarsi, le occasioni di lettura a diradarsi, i libri ad impolverarsi. Ho subito un'involuzione, e non ho nemmeno la scusante della mancanza di tempo. La mia mente, come tutta la mia persona, si è impigrita. Mi ritrovo anch'io schiavo dei piaceri più vacui, dei passatempi più spicci. Un imbarbarimento irreversibile.
Di questo passo potrei tramutarmi in spettatore della De Filippi. Se ciò dovesse accadere, invocherò l'eutanasia. E in questo caso anche la Chiesa approverebbe.
Mi chiedo: se perfino una mente illuminata come la mia, esposta durante tutto il suo sviluppo ai raggi più splendenti del sole della letteratura (...eh?), una mente brillante, fulgida, destinata a spazzare via per sempre le ombre dell'ignoranza e dell'inciviltà per inaugurare un nuovo Rinascimento (Ririnascimento o Rinascimento Bis), se anch'essa ora ha tirato le tende ed è piombata nell'oscurità, avvizzendo rapidamente come un uccello esposto al freddo vento dicembrino (!), SE CIO' DUNQUE E' ACCADUTO A ME, CON TERRORE MI DOMANDO, CHE SPERANZE CI SONO PER I GGIOVANI DI LUCIGNOLO?

09/06/07

Dejà-vu mi piaci tu... ma or non più, ma or non più


La cosa che più mi è rimasta impressa della saga di Matrix è un particolare, ininfluente a fini dell'intreccione globale della trilogia, una cosa buttata lì da qualcuno (probabilmente il tizio nero pelato) forse nel primo film (sì, è la cosa che più mi è rimasta impressa e in realtà non ricordo assolutamente niente). Ad un certo punto, tra un'aforisma esistenzialista e una piroetta a rallentatore (tutte cose che all'epoca apprezzai molto, come tutti...) il pelato spiegava che i dejà-vu non sono altro che "errori del sistema".
Ora, io sono da sempre un grande fan del dejà-vu, è uno di quei fenomeni inspiegabili, come la persistenza in tv di Luca Giurato o l'incontestabilità del clero, che mi lasciano regolarmente a bocca aperta. Quando sperimento un dejà-vu devo fermarmi a contemplare per mezzora le punte delle scarpe. Non sono capace di fare spallucce e proseguire a far ciò che stavo facendo (probabilmente nulla) come se niente fosse.
No, resto un po' sconvolto e stordito come Flavia Vento.
Tutto questo fino a oggi, perché adesso il mistero del dejà-vu è stato svelato. Purtroppo.
Per i dettagli vi rimando all'articolo, ma il succo è che il nostro cervello è bacato (quindi il matrixiano non c'era andato troppo lontano).
Ora, io sono da sempre un grande fan del dejà-vu.
Col passare degli anni mi faccio sempre più scettico e realista. Anche cinico, temo.
Ogni tanto mi capita di essere attratto dalle teorie sui fenomeni misteriosi, quelle storielle su cui le trasmissioni pseudoscientifiche imbastiscono puntate su puntate. Cose del tipo "I cerchi del grano sono messaggi alieni" (ma telefonare no? adesso se entrate nella tim tribù avete pure le vitamine!) o "Il Triangolo delle Bermuda è un varco per una dimensione alternativa" (una dimensione in cui Luca Giurato e Flavia Vento si sono accoppiati generando il nuovo Messia).
Ora, io sono da sempre un grande fan del dejà-vu.
Esso rappresentava l'unico fenomeno misterioso egualitario, trasversale, alla portata di tutti. E speravo davvero che significasse qualcosa, che avesse un senso profondo, che fosse un piccolo assaggio di qualcosaltro fuori dalla nostra portata, al di là delle nostre attuali possibilità.
Ora, io sono da sempre un grande fan del dejà-vu.
Ma adesso so. So che non è altro che un bug, un cortocircuito, un difetto. La scienza lo ha spiegato. E sono sicuro che presto altri fenomeni considerati sovrannaturali verranno svelati.
Tipo il singhiozzo.