Visualizzazione post con etichetta serie tv. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta serie tv. Mostra tutti i post

07/03/08

Spesso il male di schiena ho incontrato


Oggi il medico consiglia: non guardare "Dr. House" se non si è in perfetta salute. Potreste riconoscere nel prurito dietro l'orecchio destro il primo sintomo di amiloidosi, nell'inspiegabile distacco di un pelo pubico il chiaro segnale dell'avvento del lupus, nel punto nero sul naso la sentenza di peste, nell'eccitazione dell'immaginare Carla Bruni cavalcare nuda verso la Bastiglia cantando la Marsigliese l'inequivocabile prova clinica della sarcoidosi.
Io, in questi giorni che sono stato afflitto da un grave malanno, mi sono sparato tutta la quarta serie del Dottor Bastardo. Un'overdose che poteva essermi fatale, soprattutto quando la mia temperatura corporea ha superato i 39° e mi appariva ormai chiaro che House stesse parlando con me quado diceva, col suo modo cinico e spietato, che stavo morendo e che non c'era un bel Niente dall'altra parte.
Ma questa volta hai fallito caro House, hai avuto torto e io ho ragione, sono ancora qui grazie alla mia geniale intuizione. Era influenza.
Aspirina e copritevi bene. Passerà.

P.s.: continua a essere la serie con i migliori dialoghi. Poco male se per la maggior parte del tempo non si capisce di che cacchio stiano parlando.

05/01/08

and I don't feel any different



So che c'è gente a cui piace l'inverno. Vorrei tanto sentirgli dire quanto lo adorano mentre vengono presi a ceffoni dalla pioggia fredda e dal vento portatore di febbre, con i piedi ben inzuppati in una pozzanghera e il gelo nelle ossa. L'inverno è la tua stagione preferita? E allora fammi vedere baby, mostrami quanto ti piace, balla! Di sicuro a Babbo Natale piace l'inverno, ma lui ha la scusa che non esiste. Rimango scettico sugli adoratori del verno.

Basta con processi, prolassi, prozac e prostitute. È tempo di propositi, pronostici, programmi e promesse. Se ne sentono e se ne leggono in giro, c'è gente che ha in serbo per il nuovo anno svolte e climax di ogni tipo. Io non mi stupirei se fosse l'anno del mio addio al mondo. Per noia, magari. Sbadigliando così tanto fino a farmi esplodere il cervello. O guardando una maratona di Marzullo. Nel senso di Marzullo che corre. Perché inseguito dai famigliari delle vittime dei suoi programmi. Deceduti per noia.

Ho qualche sceneggiatura breve in mano a dei disegnatori, in questo momento. Altre che riposano nelle caselle e-mail di redazioni/editori in attesa di essere giudicate. Comincio ad odiare le newsletter. La piccola aspettativa che sorge ogni qual volta leggo "X nuovi messaggi" per poi scoprire che si tratta delle news di qualche sito o di Silvio che mi chiede consigli per una nuova burla da fare agli italiani.
Io non ho grandi desideri, a parte il solito, fondamentale, patetico, cioè non essere me, essere un'altra persona. Però difficilmene tratterrei il disappunto se la mia ragazza andasse con un'altra persona invece che con me. Pure se quell'altro fossi io. Quindi l'importante sarebbe che non lo scoprissi.

Poi vorrei tanto riuscire a scrivere un paio di storie di un personaggio che mi ossessiona da un po'. Sarebbe il fumetto che come lettore vorrei tanto leggere. Già so moltissimo di lui e del mondo in cui vive, ma spero di scoprire il resto a poco a poco.

Un giorno su youtube ci saranno solo video di gente che guarda youtube.

Californication è la risposta maschile a Sex and the City e quindi pieno di difetti e ingenuità, ma più sopportabile per noi pubblico di veri uomini. Soprattutto perché si vedono tante tette. Sempre in multipli di due, eh, intendiamoci. Ma soprasoprattutto perché il suo protagonista, lo stereotipo dello scrittore incasinato e dissoluto in crisi d'ispirazione con un cuore di panna sotto la dura scorza e dotato di humor corrosivo, è il modello a cui ognuno di noi sfigati molestatori di tastiere aspiriamo. Sogniamo di essere stereotipi. Siamo lo stereotipo del sognatore.

Non ho comprato nessun calendario quest'anno. È il 2008 e a Messina ci sarà un terremoto spaventoso. Non mi andava di buttare via i soldi per un calendario.

13/11/07

Beati sono gli sceneggiatori di fiction


Ci sono molti modi in cui potrei e vorrei scrivere questo post, che ha come obiettivo il sottolineare che immane porcheria fosse la fiction su Rino Gaetano, trasmessa su rai1. C'è il modo dettagliatamente analitico, argomentato, obiettivo. Ma avrei bisogno di una mezzoretta di isolamento mentale per buttarlo giù, e nella casa in cui sto non è possibile, soprattutto a quest'ora. Ci sarebbe il modo incazzato e sbrigativo, che mi tenta moltissimo.

Poi c'è il modo in cui lo sto scrivendo, di getto, disordinato, istintivo. Il fatto è che non c'è granché bisogno di analizzare approfonditamente la fiction, perché è sotto gli occhi di chiunque con un minimo di discernimento che schifezza fosse e quanto poco avesse a che fare col personaggio, anzi no, con la persona al centro della storia. E non serve nemmeno stare a parlare delle mastodontiche libertà che gli autori si sono presi nel narrare e nell'inventare di sana pianta episodi della vita del cantautore calabrese. Non serve, perché quello è solo un tizio che hanno deciso di battezzare Rino Gaetano, è solo una questione di omonimia.

Quindi, adesso che abbiamo svelato l'arcano (pensavate fosse quel Rino, invece era suo cugino), rassereniamoci e passiamo in rassegna le caratteristiche principali di questo personaggio che gli sceneggiatori (cinque, dico, ben CINQUE menti illuminate! non oso immaginare quali dinamiche "creative" hanno portato alla nascita della meravigliosa opera) hanno creato. Il loro Rino Gaetano è alcolizzato, drogato, insensibile, ingenuo, idiota, sfigato, maniaco depressivo, pezzo di merda, puttaniere, fantoccio, infantile, egoista, viscido, deprimente. Insomma, uno che a scuola nessuno voleva come compagno di banco. Uno che, se lo incroci per strada fai finta di non conoscere. Quel tipo di essere umano, come dire... Una merda.

Vogliamo poi parlare delle isolate e originali trovate registiche?

Vogliamo ricordare come nella didascalia finale sia stato omesso che il cantante, a seguito dell'incidente per cui sarebbe morto, fosse stato respinto da ben cinque ospedali della capitale?

No, meglio di no. Limitiamoci solo a ricordare le tette delle due protagoniste femminili e niente più.

Sipario.

10/08/07

I’m a friend first, boss second. Probably entertainer third.


Solo due stagioni da 6 episodi ciascuna, più un lungo episodio speciale. Questa la vita breve ma significativa di The Office, serie inglese del 2001 esilarante e incredibilmente influente. Non è una sit-com, bensì un mockumentary, un finto documentario girato all'interno di un ufficio, filiale di un'azienda cartaria, situata in una noiosa cittadina nei pressi di Londra. Ufficio grigio, lavoro grigio, completi grigi, cielo grigio. E una serie di personaggi che provano, con poca o tanta convinzione, a dare un tocco di colore a questa monotonia.
Protagonista assoluto, nonostante la rilevanza e la consistenza degli altri elementi, è David Brent, il boss dell'ufficio, uno dei più grandi personaggi mai creati per la televisione.
La forza di David Brent è la sua riconoscibilità, l'essere una summa di tutti i difetti di ogni manager che si rispetti (son tipi gretti, che altro ti aspetti?). Vanaglorioso con ostentata modestia, amichevolmente ipocrita, incosapevolmente grossolano, dotato di uno smisurato talento nel raccontare barzellette che non fanno ridere, nel compiere gaffe di portata epica, nel rendersi ridicolo tentando di rendersi attraente. Ed è in questi momenti di imbarazzo, di silenzio pesante, di sguardi che cercano una via di fuga, che The Office raggiunge le sue vette. Quando ci ritroviamo a ridere, e ridiamo di noi stessi, delle nostre brutte figure, del nostro imbarazzo.
Per questa sua capacità di essere mostruosamente umano, Ricky Gervais, attore di nessuna esperienza, nonché co-autore della serie, assurge all'olimpo delle star televisive.
Altri personaggi straordinari sono Gareth (con il pene in mano nella foto), il dinoccolato e ottuso assistente di Brent, zimbello dell'ufficio, e Tim, trentenne dallo spiccato senso dell'umorismo, senza prospettive e ambizioni.
L'impatto di questo innovativo mockumentary è confermato dai numerosi cloni in giro per il mondo, il più famoso dei quali è quello statunitense con protagonista Steve Carrell.
The Office è approdato in Italia sui lidi di Mtv, in una versione assurdamente doppiata, che io non ho visto. Perché The Office dev'essere TASSATIVAMENTE visto in versione originale (e pazienza se sfugge qualcosina).
Altrimenti non ne vale la pena.

28/07/07

Un giorno troppo lungo



Dopo averlo ignorato nei suoi passaggi televisivi, recentemente, spinto dalle lodi che un po' da tutte le parti piovevano a elogiarlo (i fumettisti lo venerano), mi sono dedicato alla visione del telefilm "24". E dopo aver mandato giù, abbastanza in fretta, la prima serie, confesso che non riesco a spiegarmi i motivi di questa adorazione, non giustificata almeno da queste prime 24 puntate. Senz'altro la narrazione frammentata e in tempo reale gli conferisce una certa originalità, l'inesorabile scandire del tempo sostiene l'azione con un certo ritmo, ma alcuni sviluppi sembravano verificarsi solo per allungare il brodo, in certi casi al limite dell'inverosimile (un'opportuna amnesia di uno dei personaggi principali). In più alcuni personaggi tagliati col coltello (uno di quelli femminili sembra davvero una cattiva da soap opera) e il colpo di scena finale, l'identità della talpa, mi hanno lasciato perplesso.
Non è assolutamente una stroncatura, anche perché ho visto una puntata dopo l'altra, spinto dalla curiosità di vedere "quello che succede dopo" (è questa la sua vera forza), ma ancora non mi spiego del tutto il successo di questa serie che ha fatto del protagonista Jack Bauer un personaggio di culto.
Adesso sono alle prese con la seconda serie (stavolta in lingua originale), che se non sbaglio viene considerata qualitativamente più elevata. Staremo a vedere, anche se ho già incontratro la prima forzatura.
Prossimamente invece parlerò di una serie inglese totalmente diversa, una delle cose più divertenti che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni e che in Italia è passata in sordina.