10/08/07

I’m a friend first, boss second. Probably entertainer third.


Solo due stagioni da 6 episodi ciascuna, più un lungo episodio speciale. Questa la vita breve ma significativa di The Office, serie inglese del 2001 esilarante e incredibilmente influente. Non è una sit-com, bensì un mockumentary, un finto documentario girato all'interno di un ufficio, filiale di un'azienda cartaria, situata in una noiosa cittadina nei pressi di Londra. Ufficio grigio, lavoro grigio, completi grigi, cielo grigio. E una serie di personaggi che provano, con poca o tanta convinzione, a dare un tocco di colore a questa monotonia.
Protagonista assoluto, nonostante la rilevanza e la consistenza degli altri elementi, è David Brent, il boss dell'ufficio, uno dei più grandi personaggi mai creati per la televisione.
La forza di David Brent è la sua riconoscibilità, l'essere una summa di tutti i difetti di ogni manager che si rispetti (son tipi gretti, che altro ti aspetti?). Vanaglorioso con ostentata modestia, amichevolmente ipocrita, incosapevolmente grossolano, dotato di uno smisurato talento nel raccontare barzellette che non fanno ridere, nel compiere gaffe di portata epica, nel rendersi ridicolo tentando di rendersi attraente. Ed è in questi momenti di imbarazzo, di silenzio pesante, di sguardi che cercano una via di fuga, che The Office raggiunge le sue vette. Quando ci ritroviamo a ridere, e ridiamo di noi stessi, delle nostre brutte figure, del nostro imbarazzo.
Per questa sua capacità di essere mostruosamente umano, Ricky Gervais, attore di nessuna esperienza, nonché co-autore della serie, assurge all'olimpo delle star televisive.
Altri personaggi straordinari sono Gareth (con il pene in mano nella foto), il dinoccolato e ottuso assistente di Brent, zimbello dell'ufficio, e Tim, trentenne dallo spiccato senso dell'umorismo, senza prospettive e ambizioni.
L'impatto di questo innovativo mockumentary è confermato dai numerosi cloni in giro per il mondo, il più famoso dei quali è quello statunitense con protagonista Steve Carrell.
The Office è approdato in Italia sui lidi di Mtv, in una versione assurdamente doppiata, che io non ho visto. Perché The Office dev'essere TASSATIVAMENTE visto in versione originale (e pazienza se sfugge qualcosina).
Altrimenti non ne vale la pena.

8 commenti:

Chris Osmoz ha detto...

Credo esistano degli ottimi sottotitoli in italiano in giro per il web (i ragazzi di Subsfactory sono fortissimi, ma non ho controllato).

La segnalazione (corredata da ottima recensione) che hai fatto, è di valore assoluto.

Concordo soprattutto sulla grandezza del personaggio David Brent. Unico, mai visto niente del genere.

C.O.

PS
Ma come ho fatto a non pensarci!
vavè, l'avevo vista un sacco di tempo fa... (hehehe, che affermazione superba, m'è scappato un Mak).

wallyci ha detto...

Si, è proprio una grande serie, soprattutto la prima. Gareth è il mio mito!
Sono daccordo con te, ciò che rende David Brent così affascinante e disturbante è il provare vergogna per lui, perchè a chi non è mai capitato di provare imbarazzo per qualcosa di sbagliato detto in pubblico?
(I vari cloni non li ho visti: l'unico vero David Brent è Ricky Gervais).
Bravo Madmac, ottima scelta per un'ottima recensione.
:-)
Wallyci

Greenwich ha detto...

è passato su mtv in primavera.

Anche se di genere completamente opposto, il mio capo ufficio preferito rimane Jeb di "perfetti ma non troppo".

tracina ha detto...

quanto ho riso quando il capo si autoproduce un cd ^__^

yngnrjnwrrnrynwr ha detto...

Bello. Ma cetra? È vivo? Non gliela fa a spammare da sotto l'ombrellone?

ossimorosa ha detto...

Non ce n'è. Io sono del tutto disinformata quando si tratta di cose del genere. Ma proprio del tutto.

makkox ha detto...

OTTI' (ma di brutto eh?!)
Embè? Ci siamo dati a mare-figa-marefiga?
Lavorare perdiana!
Postare cose!
Inviare scenggiature ad amici che le cominciano ad illustrarle e poi le lasciano a prender muffa!
Su, su, ATTIVARSI!

(basthardi. Tenermi nascosta sta cosa della come si chiama... COCAINA! pe' ttutto sto tempo!... basthardi... snif!)

M!

giorgina ha detto...

concordo sulla nullità del doppiaggio