Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

20/02/08

Rock Will Save The World #04 - TEENAGE KICKS

Se avete impegni nelle prossime ore, nei prossimi giorni, se avete bisogno di tutte le vostre facoltà mentali, tutta la vostra concentrazione, non cliccate play. Vi avverto, non fatelo. Ho fatto l'errore di ascoltare "Teenage kicks" tre giorni fa e da quel momento non c'è spazio per nient'altro. Per fortuna sono uno sfaccendato.
"Teenage kicks" di The Undertones è la canzone catchy per eccellenza. Nata sull'onda del punk per mano di cinque ragazzetti di Derry, che nell'inferno dell'Irlanda degli anni 70 trovarono una via di fuga nella musica seguendo la strada spensierata dei Ramones più che i furori nichilistici o gli ardori rivoluzionari di altre band britanniche, è da molti considerata il singolo perfetto. Due accordi, ritmo costante e immutabile, verso, ritornello, verso, ritornello e via con un altro giro.
La semplicità e la freschezza di questo brano conquistarono il mitico dj John Peel, il cui contributo fu fondamentale per il successo del brano e del gruppo. Rimase la sua canzone preferita fino alla sua scomparsa, e anche oltre, visto che "Teenage kicks" fu suonata al funerale di Peel e che il verso iniziale, "Are teenage dreams so hard to beat" è inciso sulla sua lapide.
Non c'è praticamente gruppo rock che non abbia ripreso e omaggiato "Teenage kicks". Ma l'originale, come spesso accade, è inavvicinabile.

Rock è un ragazzino che si chiude in bagno, pensando a lei.

03/12/07

Questione di anima



A me piace la musica soul. Quella di mezzo secolo fa, Ray Charles, Sam Cooke, Otis Redding, (ne parlai qui) , Aretha Franklin, Wilson Pickett, Etta James, Roberta Flack, per intenderci. Quei tizi che, quando cantavano, sudavano. Sudavano l'anima.
Il soul è uno di quei generi difficilmente definibili (o forse lo sono tutti). Erede del rhytm & blues, spaziava dalla ballata al ballabile, dall'atmosfera solare al suono sporco, dalla gioiosità debordante alla struggente malinconia e le differenze erano consistenti anche tra le case discografiche, come ben sanno tutti i conoscitori della Motown e della Stax. Il soul non aveva un'identità, a parte quella di appartenere profondamente, nella sua essenza/anima, alla gente di colore.
Negli anni il soul è cambiato, per non dire finito. Il funk, la dance, il pop e l'hip-pop lo hanno contaminato fino a renderlo irriconoscibile (e attenzione, seppure indefinibile, in origine il soul riconoscibile lo era senza dubbio) o emarginandolo tra le mani e le corde vocali di pochi nostalgici puristi.
Alicia Keys mi piace perché è una compositrice raffinata e in alcuni suoi pezzi riesce a tornare a quell'essenza/anima. È un'artista che, se fosse nata molto molto prima, probabilmente starebbe in mezzo a quei nomi lassù. Nell'ascoltare la sua produzione si percepisce chiaramente il suo essere in bilico tra quell'eccezionale tradizione e l'influenza contaminatrice dello stile produttivo odierno, fatto di sovrabbondanza, campionamenti e beat elettronici, stereotipi hip-hop e compromessi pop. Sono contaminazioni che molto spesso impoveriscono brani che, spogliati di tutti questi stucchevoli orpelli, potrebbero assurgere a nuovi standard della musica soul.
Invece, sovraccarichi di modernità, sono destinati a invecchiare prima di quelle canzoni che hanno già mezzo secolo sulle spalle.

02/12/07

Altarini

Mi piace Alicia Keys.

29/11/07

Tornando a lui...

Ma ci pensate se Rino Gaetano fosse vivo, tra noi, in quest'Italia mostruosa di politici deliranti, intercettazioni, omicidi plastificati, ultras scatenati, giornalisti senza domande, reality irreali, guerre di pace, crisi ambientali, processi infiniti, pd pdp udc dc?
Come racconterebbe tutto questo?
Così:

non più a gas ma a cherosene
il riscaldamento centralizzato più ti scalda più conviene
niente carbone mai più metano
pace prosperità e lunga vita al sultano
(Spendi Spandi Effendi)

Rare tracce di signori
benpensanti e non creduti
traffichini grossi e astuti
ricchi forti e incensurati
(Rare tracce)

Il vero metro è la ferrovia
che come la CIA te può insegnà
che una differenza sostanziale e profonda
fra prima e seconda ci deve stà
(Okay papà)

Ladri di stato e stupratori
il grasso ventre dei commendatori
diete politicizzate
evasori legalizzati
auto blu
(Nuntereggae più)

fabbricando scuole dai un tuo contributo personale all'istruzione
fabbricando scuole sub-appalti e corruzione bustarelle da un milione
fabbricando case popolari biservizi secondo il piano regolatore
fabbricando case ci si sente vuoti dentro il cuore
ci si sente vuoti dentro il cuore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l'aldilà
e puoi morire in odore di santità
(Fabbricando case)

lui è stato sempre puro come l'alito di chi
non beve e non fuma lava i denti tutti i di
profuma di roba francese e sulla camicia ha un foulard di chiffon
regala sorrisi distesi ai suoi elettori ai bambini bon bon
non teme ne estate ne inverno se andrà all'inferno ci andrà col gilet
dimentica i tuoi problemi imbarca i tuoi remi lui pensa per te
inaugura mostre e congressi autostrade e cessi ferrovie e metrò
(Capofortuna)

E su sei sempre il più e giù sei un uomo in più
e su sei sempre tu e giù non ci sei più
(Su e giù)

a te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto un voto pulito
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
(Ti Ti Ti Ti)

Beati sono i santi, i cavalieri e i fanti;
beati i vivi, i morti ma soprattutto i risorti
Beati sono i ricchi perché hanno il mondo in mano
Beati i potenti e i re e beato chi è sovrano
Beati i bulli di quartiere perché non sanno ciò che fanno
Ed i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno
Beata è la guerra, chi la fa e chi la decanta
Ma più beata ancora è la guerra quando è santa
Beati i bambini che sorridono alla mamma,
Beati gli stranieri ed i soufflé di panna
Beati sono i frati, beate anche le suore
Beati i premiati con le medaglie d'oro
Beati i professori, beati gli arrivisti ,
I nobili e i padroni specie se comunisti
Beata la frontiera beata la finanza
Beata è la fiera ad ogni circostanza
Beata la mia prima donna che mi ha preso ancora vergine
Beato il sesso libero si ma entro un certo margine
Beati i sottosegretari i sottufficiali
Beati i sottaceti che ti preparano al cenone
Beati i critici e gli esegeti di questa mia canzone
(Le Beatitudini)

21/06/07

Tutto è già stato scritto, a volte capita, le note sono sette e io sono in malafede...

...ma il ritornello dell'ultimo capolavoro di Zucchero, "Un kilo", mi ricorda tanto tanto le strofe di "Climbing up the walls".
Non importa se sia vero. Dovevo liberarmi di questo peso.

29/05/07

Rock Will Save The World #03 - SPEED KING



Prima una cacofonia dominata dalla vorticante chitarra di Blackmore. Poi l'inaspettata calma mistica dell'organo di Lord (amen). Quindi il miracolo: irrompe un rock così duro, così pesante, come non lo si era mai sentito prima, che diventa metal. Da roccia a metallo, la trasmutazione della materia in musica è compiuta, anche se è ancora presto perché l'esperimento sia stabile. Gli stessi alchimisti negheranno e respingeranno anche negli anni successivi l'etichetta "heavy metal", rimarcando la varietà stilistica dei brani che compongono il loro devastante trittico ("Deep Purple in Rock" 1970, "Fireball" 1971, "Machine Head" 1972). E non è metal nemmeno nel contenuto, lontano dal mondo diabolico e oscuro che i contemporanei Black Sabbath stanno forgiando. Ma con "In Rock", e con la sua apertura fragorosa, Speed King, manifesto del nuovo corso fin dal titolo, i Deep Purple impongono un'accelerazione alla crescita dell'hard rock. E' il debutto, oltre che del bassista Roger Glover, di Ian Gillian, cantante straordinario che darà la migliore prova di sè nella lunga "Child in time", più avanti nel disco, e che qui accompagna con la sua voce la corsa indiavolata della schiacciasassi più veloce di quegli anni.

Rock è pesantezza e velocità, fuorilegge della gravità.

22/05/07

Rock Will Save The World #02 - DISORDER



Oggi che mi sento come se un Alien dentro il mio stomaco avesse deciso di suicidarsi per la depressione (se appoggiaste un orecchio al mio ombelico lo sentireste singhiozzare... ma difficilmente lascio avvicinare qualcuno al mio ombelico), e c'è questo cielo che dovrebbe vergognarsi di sé stesso, è il momento adatto per abbandonarsi ai Joy Division.

Giugno 1979, nasce il sottoscritto. Del tutto ignaro (stranamente) che nel Regno Unito un altro parto altrettanto importante si è concluso, portando alla luce, ma sarebbe meglio dire "all'oscurità", "Unknown pleasure", album che definisce la gothic music insieme alle prime opere dei Bauhaus e "Pornography" dei Cure.
Gli anni 70 sono un decennio pieno di fuochi che si conclude con l'esplosione punk, grosso botto dalla vita breve ma che lascia sul campo molte macerie. Una nuova onda di musica si riversa sul terreno sgombro, ma ha molte facce e molte anime differenti. Se certi reduci del punk decidono di combattere e ricostruire caricando di significati politici il loro lavoro, altri sprofondano in un abisso di alienazione, confrontandosi con i lati più oscuri del loro animo, un tunnel senza alcuna luce in fondo.
Ian Curtis in questo tunnel ci è nato e non ne uscirà mai fino alla morte, per suicidio, a 23 anni. Affetto da epilessia come ne è affetta la musica del suo gruppo, tetra, martellante, ipnotica, tesa, spesso irrimediabilmente disperata, Curtis non crede nella cura, come il suo collega Robert Smith, ma solo nella fredda autopsia dei sentimenti.
"Disorder", traccia di apertura dell'album, richiama fin dal titolo la malattia e ci trascina dentro. E' un agguato. Morris comincia l'attacco con i colpi secchi della sua batteria, Hook ci costringe a una corsa frenetica incalzandoci col basso, Albrecht colpisce con sciabolate della sua chitarra lunare e ormai senza scampo non possiamo che arrenderci alla voce di Curtis.

I've been waiting for a guide to come and take me by the hand,
Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day,
I've got the spirit, lose the feeling, take the shock away.


E' questa la musica dei Joy Division, scarna, affilata, lacerante, profonda. Una musica che ancora oggi ha una grossa influenza su molti artisti, preda della vertigine che offusca la vista, del pulsare doloroso che echeggia nel petto.

Rock è quando si è soli nel buio, anche al sole del mattino, tra la folla.

20/05/07

Rock Will Save The World #01 - LOUIE LOUIE



Nei primi anni 60 il rock invade i garage e in breve tempo il garage rock conquista le hit parade. Registrazioni da una botta e via con mezzi poveri ed esecuzioni approssimative si sprecano, dando vita all'infinito filone di produzioni alternative che continueranno nei decenni successivi col punk e l'indie.
Nel 1963 The Kingsmen registrano quella che sarà la canzone simbolo del "genere", una cover che seppellirà l'originale R&B di Richard Berry e ogni altra versione. Registrata con soli tre microfoni, la loro "Louie Louie" è l'essenza dello svacco, in cui niente va per il verso giusto. Il suono sporco, il canto biascicato e incomprensibile di Jack Ely, l'errore del batterista Lynn Easton seguito da un "Fuck!" di disappunto (l'FBI aprirà perfino un'indagine per la presunta oscenità del testo), l'entrata sbagliata dopo l'assolo di chitarra, tutto questo rende "Louie Louie" una nuova canzone, inimitabile, segno dei tempi in cui il rock 'n' roll delle belle facce pulite e dei ciuffi impomatati viene saccheggiato dagli scarmigliati abitanti delle cantine, futuri capelloni.

Rock è quando tutto va male. E meno male.

Rock Will Save The World #0


Sono arrivati gli alieni.
Stanno atterrando un po' ovunque sul pianeta e sembrebbero pacifici. Sembrerebbero, perché a quanto pare si incazzano con facilità.
Inizialmente non si riusciva a capire perché, nel bel mezzo di un tranquillo incontro del terzo tipo, mentre si conversava del più e del meno gustando cibi tipici locali, andassero senza preavviso fuori di testa squartando chiunque gli capitasse a tiro. Anche se il loro aspetto poteva fare intuire qualcosa.
Gli alieni sono verdi. Con capigliatura alla Ramone, barba alla ZZ Top e calzino da tennis a nascondere l'organo riproduttivo.
Sono atterrati anche qui a Messina, venerdì sera a Piazza Duomo. No, dico, Piazza Duomo, mica cazzi. Le ragazzine hanno immediatamente circondato l'astronave credendo si trattasse di un nuovo programma di Mtv, ma quando li hanno visti scendere in tenuta punkettosa si sono allontanate masticando con espressione disgustata le loro chewingum senza zucchero. La cosa comunque non andava male. Gli alieni scattavano foto al campanile, degustavano arancini, Birra Messina e droghe leggere in compagnia di alcuni giovini del luogo.
Poi è arrivato lui, u zaurdu (tamarro di settimo livello) alla guida della sua Punto ribassata con alettone da formula uno, neon azzurro lampeggiante e impianto stereo alimentato ad uranio. Ha sfilato per la strada lentamente mentre le sue casse pompavano a tutto volume "Vattene amore" di Minghi-Mietta. Quella musica diabolica ha avuto un effetto devastante sugli alieni che sono stati colti da una comprensibile furia omicida. Una carneficina.
Scene simili sono avvenute su tutto il pianeta.
Ma c'è una possibilità di salvezza. A quanto pare il rock ha un immediato effetto calmante sugli extraterrestri. Sul loro pianeta non hanno mai ascoltato niente di simile. Il loro abbigliamento è dovuto esclusivamente al cattivo gusto. Così adesso le sorti del pianeta non sono in mano a scienziati occhialuti, politicanti untuosi o militari testecalde, ma a un gruppo di sfigati cazzeggiatori patiti del rock tipo me e lui.
L'ultimatum degli alieni: 25 canzoni per spiegare cos'è il rock (perché solo 25? perché gli alieni hanno tecnologie aerospaziali avanzatissime ma non sono ancora riusciti a realizzare lettori mp3 da più di 150 mb).
Sarà dura, ma lo faccio per il pianeta.

E potrei estendere la missione ad alcuni tra voi incastrandovi in una catena di Sant'Antonio, ma sono sicuro che gente responsabile come ABS, vitor o bbicenzo non abbia bisogno di simili mezzucci e ognuno stilerà la sua lista di buon grado (sì, col cazzo!)

29/04/07

Messo l'ultimo punto


Messo l'ultimo punto alla prima stesura.
In sottofondo c'erano The Arcade Fire, il primo album, capolavoro.
Che hanno fatto pure un secondo album, capolavoro.
Quasi speri che non ne facciano un terzo per paura che non sia un capolavoro. Che poi rimani deluso. Com'è successo con The Cooper Temple Clause. Che vi è preso ragazzi? Ridurvi a una brutta copia degli Snow Patrol, mai me lo sarei aspettato...
E mi ritrovo così senza più un gruppo preferito, che se qualcuno mi ferma e mi chiede "Qual è il tuo gruppo attuale preferito?", per es. mi ferma Lucignolo che sta sempre sulla notizia, mi vede e subodora che qualcosa non va, si avventa su di me con questa domanda scottante e sono fottuto... Non posso più dire Cooper Temple Clause che poi la gente va a sentire l'ultimo album e ci faccio na figuremmerd.
Magari gli dico Death Cab For Cutie, o Okkervil River che tanto Lucignolo che cazzo ne sa... o magari invento proprio un nome di sana pianta, tipo The Last Word Of A Mimo o The Zanzaras e ne esco alla grande.
E cerco Zanzaras su google, che non dovrebbe esistere, ed invece.
Messo l'ultimo punto alla prima stesura.
Lo lascio un po' a riposare e ascolto Neko Case per stare tranquillo, che è quella dei New Pornographers, hai presente Lucignolo?
E cerco foto di Neko Case che non l'ho mai vista in faccia e ne trovo una in cui vedo molto più della faccia.
Non me l'aspettavo.

26/04/07

The Lost Art Of Compilation

Tutto sommato la scomparsa di Max l'ho superata bene. Ho avuto quasi subito la consapevolezza che la roba lì immagazinata e andata persa era, più o meno facilmente, recuperabile.
Soltanto stamattina però, rovistando nel mio hard disk superstite in cerca di un po' di musica, ho realizzato che tra le vittime devo annoverare anche un oggetto fondamentale per me: la cartella contenente le mie canzoni preferite. Raccolta scrupolosa di poche decine di brani, maturata nel corso di anni, dopo una severa e meticolosa selezione.
Dovete sapere che io sono un listomane. Ultimamente ne sto uscendo, a fatica, ma ne sto uscendo. Credo che per me le liste siano un modo per mettere in riga (anzi, in lista) le mie astruse fantasticherie. Cazzeggio metodico.
Ma soprattutto, io sono un cultore della compilation. Sono convinto che realizzarne una non sia un lavoro da prendere sotto gamba e ottenere un risultato soddisfacente non è alla portata di tutti. La compilation ha bisogno di un tema, un filo conduttore e deve seguire un certo andamento. Non si improvvisa, a meno che il tema della compilation non sia "Improvvisazione".
Creare una compilation è un'arte.
The Lost Art Of Compilation.
Mesi fa ne ho realizzato qualcuna per degli amici che gestiscono un locale e sono stato preso dalla febbre da compilation, ne sfornavo una dietro l'altra, non riuscivo a fermarmi (e adesso quelle opere d'arte giacciono sotto un mucchio di altra robaccia senza valore!)
Comunque... quella cartella andata persa conteneva il lavoro di una vita, la raccolta che sarebbe sfociata nella compilation definitiva, la MIA compilation. O meglio, le MIE, visto che essa era a sua volta divisa in due sottocartelle: una chiamata "blue", contenente i brani più languidi, tenebrosi, sentimentali e deprimenti, destinati a bruciarsi in una compilation catartica, quella da mettere su quando piove e il tuo cane ti ha lasciato, la tua fidanzata ti ha licenziato e il tuo capo è morto. E la seconda sottocartella contenente semplicemente "tutto il resto".
Ora che tutto ciò è andato perduto mi trovo a constatare con inquietudine un paio di cose.
Che di queste mie canzoni preferite ne ricordo davvero pochissime. Non ho smarrito solo un elenco, ma anche la memoria stessa di certe cose, canzoni, a cui credevo di tenere.
E che le poche che ricordo stavano tutte nella cartella "blue".






28/03/07

This is for Joe

L'ho scoperto casualmente e devo confessare che mi son fatto fregare, il brividino d'emozione mi è scappato.

17/03/07

Ed è subito sera (sul molo).


A 26 anni Otis Redding fece un po' di cose essenziali.

Scrisse il più bel verso mai scritto per una canzone.

Lo incastonò in una delle più belle canzoni della storia della musica.

Morì.

Nella sua breve vita aveva già creato alcune gemme che sarebbero divenute imprescindibili per la musica soul, ma il meglio lo tenne per la (inaspettata) fine.

(Sittin' on) The Dock of the bay è una canzone amata da molti, conosciuta da milioni, rifatta da centinaia, sentita da tutti almeno una volta.

E' un brano unico, non solo per il cambiamento stilistico che la differenzia in maniera evidente dal resto della produzione di Redding e dal soul dell’epoca, ma soprattutto per ciò che dice e per come lo fa.

Perché racconta la solitudine, quella di Quasimodo e non della Pausini, e lo fa partendo da lontano, dalla Georgia, per arrivare in un molo di San Francisco. Ché non ho niente per cui vivere, e niente di buono incrocerà la mia strada. E tanto vale restare seduto a guardare le navi allontanarsi.

E per come lo fa, con la delicatezza di un cacciatore di farfalle, con una ballata vivace, fischiettando, ingannandoci. Ci inganna Otis, facendoci canticchiare la nostra solitudine. Intrappolandoci con il verso più bello e spietato mai scritto:

This loneliness won't leave me alone


Siamo in gabbia. E' un verso che non lascia scampo.

A gennaio del '68 il più bel verso mai scritto vibrò nelle radio, cantato dalla voce di un morto.

Un mese prima il charter su cui viaggiava Otis si era schiantato, e fu l'ennesima futura legenda della musica dalle ali spezzate.

Del resto Oguno sta solo sul cuor della terra...