29/05/07

Rock Will Save The World #03 - SPEED KING



Prima una cacofonia dominata dalla vorticante chitarra di Blackmore. Poi l'inaspettata calma mistica dell'organo di Lord (amen). Quindi il miracolo: irrompe un rock così duro, così pesante, come non lo si era mai sentito prima, che diventa metal. Da roccia a metallo, la trasmutazione della materia in musica è compiuta, anche se è ancora presto perché l'esperimento sia stabile. Gli stessi alchimisti negheranno e respingeranno anche negli anni successivi l'etichetta "heavy metal", rimarcando la varietà stilistica dei brani che compongono il loro devastante trittico ("Deep Purple in Rock" 1970, "Fireball" 1971, "Machine Head" 1972). E non è metal nemmeno nel contenuto, lontano dal mondo diabolico e oscuro che i contemporanei Black Sabbath stanno forgiando. Ma con "In Rock", e con la sua apertura fragorosa, Speed King, manifesto del nuovo corso fin dal titolo, i Deep Purple impongono un'accelerazione alla crescita dell'hard rock. E' il debutto, oltre che del bassista Roger Glover, di Ian Gillian, cantante straordinario che darà la migliore prova di sè nella lunga "Child in time", più avanti nel disco, e che qui accompagna con la sua voce la corsa indiavolata della schiacciasassi più veloce di quegli anni.

Rock è pesantezza e velocità, fuorilegge della gravità.

26/05/07

Pro dreamer

I sogni che faccio io, tu te li sogni.

25/05/07

Tre vodka lemon

Ho scritto il prossimo successo di Daniele Silvestri.

Tre vodka lemon è la mia quota giusta. Se vado oltre è tutto un po' rischioso. Tre è una quota che non guasta, si gusta. Anche il risveglio è meno doloroso.
Tre vodka lemon non danno problemi. La gravità è ancora una mia amica. Non mi serve arrivare agli estremi. Che poi a casa non ci ritorno mica.

Esta es la canciòn
del vodka lemon
un dos tres
el numero perfecto
Esta es la canciòn
de los borrachos
tres vodka lemon
por los muchacos!

Sì lo so, non sono mica scemo/ non ha un gran fascino questo vodka lemon/
non può competere con un cuba libre/ che già col nome ti porta nel caribe/
Pina colada, daiquiri, caipirinha/ solo a sentirli fa tutto un altro effetto/
ma rida poco chi tra sè e sè sogghigna/ che il vodka lemon merita rispetto/
Sì, ho capito, sei amante del mojito/ zucchero e menta ne fanno il favorito/
tu invece il rum lo preferisci secco/ e dopo il terzo vai giù come uno stecco/
Tu che beffardo sorseggi il tuo martini/ e la tua amica che trinca gin e tonic/
dopo mezzora lei è in bagno a far *******/ e tu piangendo canti Little Tony/
Stammi sentire, ti do solo qualche dritta/ meglio evitar certe combinazioni/
come il vino a seguire una birretta/ o quattro bianchi in mezzo a dei negroni/
Il vodka lemon, appunto come ho detto/ non sarà nobile, non sarà perfetto/
ma va giù come l'acqua fresca/ e dopo il terzo è tutta una gran festa.

Esta es la canciòn
del vodka lemon
un dos tres
el numero perfecto
Esta es la canciòn
de los borrachos
tres vodka lemon
por los muchacos!

Esta es la canciòn
del barista
si è rotto le bolas
e scende in pista!
Esta es la canciòn
del buttafuori
è entrato dentro
per farci tutti fuori.
OLE'!

23/05/07

Il fumetto è Vasto

I primi di giugno a Vasto (che per chi non lo sapesse è un comune in provincia di Chieti... che per chi non lo sapesse, stupidi ignoranti del c@#!o, sta in Abbruzzo... sì, ho cercato su google, ma che c'entra...) si terrà la manifestazione "V for fumetto"... certo, se si fosse tenuta a Firenze o a Forlì si sarebbe potuta chiamare "F for fumetto", solo che così sarebbe sfuggito il riferimento ad Alan Moore... il massimo sarebbe se il fumetto si chiamasse "vumetto"... allora sì che "V for vumetto", tutta un'altra storia... ma forse sto divagando.
L'obiettivo della manifestazione è quello di esplorare e raccontare il fumetto meno convenzionale in modo altrettanto originale. O almeno questo ho capito io. Poi magari ci saranno tre giorni di dibattiti su Dragonball. Ma non credo.
Intanto fate un salto sul sito e partecipate al giochino!

22/05/07

Rock Will Save The World #02 - DISORDER



Oggi che mi sento come se un Alien dentro il mio stomaco avesse deciso di suicidarsi per la depressione (se appoggiaste un orecchio al mio ombelico lo sentireste singhiozzare... ma difficilmente lascio avvicinare qualcuno al mio ombelico), e c'è questo cielo che dovrebbe vergognarsi di sé stesso, è il momento adatto per abbandonarsi ai Joy Division.

Giugno 1979, nasce il sottoscritto. Del tutto ignaro (stranamente) che nel Regno Unito un altro parto altrettanto importante si è concluso, portando alla luce, ma sarebbe meglio dire "all'oscurità", "Unknown pleasure", album che definisce la gothic music insieme alle prime opere dei Bauhaus e "Pornography" dei Cure.
Gli anni 70 sono un decennio pieno di fuochi che si conclude con l'esplosione punk, grosso botto dalla vita breve ma che lascia sul campo molte macerie. Una nuova onda di musica si riversa sul terreno sgombro, ma ha molte facce e molte anime differenti. Se certi reduci del punk decidono di combattere e ricostruire caricando di significati politici il loro lavoro, altri sprofondano in un abisso di alienazione, confrontandosi con i lati più oscuri del loro animo, un tunnel senza alcuna luce in fondo.
Ian Curtis in questo tunnel ci è nato e non ne uscirà mai fino alla morte, per suicidio, a 23 anni. Affetto da epilessia come ne è affetta la musica del suo gruppo, tetra, martellante, ipnotica, tesa, spesso irrimediabilmente disperata, Curtis non crede nella cura, come il suo collega Robert Smith, ma solo nella fredda autopsia dei sentimenti.
"Disorder", traccia di apertura dell'album, richiama fin dal titolo la malattia e ci trascina dentro. E' un agguato. Morris comincia l'attacco con i colpi secchi della sua batteria, Hook ci costringe a una corsa frenetica incalzandoci col basso, Albrecht colpisce con sciabolate della sua chitarra lunare e ormai senza scampo non possiamo che arrenderci alla voce di Curtis.

I've been waiting for a guide to come and take me by the hand,
Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day,
I've got the spirit, lose the feeling, take the shock away.


E' questa la musica dei Joy Division, scarna, affilata, lacerante, profonda. Una musica che ancora oggi ha una grossa influenza su molti artisti, preda della vertigine che offusca la vista, del pulsare doloroso che echeggia nel petto.

Rock è quando si è soli nel buio, anche al sole del mattino, tra la folla.

20/05/07

Rock Will Save The World #01 - LOUIE LOUIE



Nei primi anni 60 il rock invade i garage e in breve tempo il garage rock conquista le hit parade. Registrazioni da una botta e via con mezzi poveri ed esecuzioni approssimative si sprecano, dando vita all'infinito filone di produzioni alternative che continueranno nei decenni successivi col punk e l'indie.
Nel 1963 The Kingsmen registrano quella che sarà la canzone simbolo del "genere", una cover che seppellirà l'originale R&B di Richard Berry e ogni altra versione. Registrata con soli tre microfoni, la loro "Louie Louie" è l'essenza dello svacco, in cui niente va per il verso giusto. Il suono sporco, il canto biascicato e incomprensibile di Jack Ely, l'errore del batterista Lynn Easton seguito da un "Fuck!" di disappunto (l'FBI aprirà perfino un'indagine per la presunta oscenità del testo), l'entrata sbagliata dopo l'assolo di chitarra, tutto questo rende "Louie Louie" una nuova canzone, inimitabile, segno dei tempi in cui il rock 'n' roll delle belle facce pulite e dei ciuffi impomatati viene saccheggiato dagli scarmigliati abitanti delle cantine, futuri capelloni.

Rock è quando tutto va male. E meno male.

Rock Will Save The World #0


Sono arrivati gli alieni.
Stanno atterrando un po' ovunque sul pianeta e sembrebbero pacifici. Sembrerebbero, perché a quanto pare si incazzano con facilità.
Inizialmente non si riusciva a capire perché, nel bel mezzo di un tranquillo incontro del terzo tipo, mentre si conversava del più e del meno gustando cibi tipici locali, andassero senza preavviso fuori di testa squartando chiunque gli capitasse a tiro. Anche se il loro aspetto poteva fare intuire qualcosa.
Gli alieni sono verdi. Con capigliatura alla Ramone, barba alla ZZ Top e calzino da tennis a nascondere l'organo riproduttivo.
Sono atterrati anche qui a Messina, venerdì sera a Piazza Duomo. No, dico, Piazza Duomo, mica cazzi. Le ragazzine hanno immediatamente circondato l'astronave credendo si trattasse di un nuovo programma di Mtv, ma quando li hanno visti scendere in tenuta punkettosa si sono allontanate masticando con espressione disgustata le loro chewingum senza zucchero. La cosa comunque non andava male. Gli alieni scattavano foto al campanile, degustavano arancini, Birra Messina e droghe leggere in compagnia di alcuni giovini del luogo.
Poi è arrivato lui, u zaurdu (tamarro di settimo livello) alla guida della sua Punto ribassata con alettone da formula uno, neon azzurro lampeggiante e impianto stereo alimentato ad uranio. Ha sfilato per la strada lentamente mentre le sue casse pompavano a tutto volume "Vattene amore" di Minghi-Mietta. Quella musica diabolica ha avuto un effetto devastante sugli alieni che sono stati colti da una comprensibile furia omicida. Una carneficina.
Scene simili sono avvenute su tutto il pianeta.
Ma c'è una possibilità di salvezza. A quanto pare il rock ha un immediato effetto calmante sugli extraterrestri. Sul loro pianeta non hanno mai ascoltato niente di simile. Il loro abbigliamento è dovuto esclusivamente al cattivo gusto. Così adesso le sorti del pianeta non sono in mano a scienziati occhialuti, politicanti untuosi o militari testecalde, ma a un gruppo di sfigati cazzeggiatori patiti del rock tipo me e lui.
L'ultimatum degli alieni: 25 canzoni per spiegare cos'è il rock (perché solo 25? perché gli alieni hanno tecnologie aerospaziali avanzatissime ma non sono ancora riusciti a realizzare lettori mp3 da più di 150 mb).
Sarà dura, ma lo faccio per il pianeta.

E potrei estendere la missione ad alcuni tra voi incastrandovi in una catena di Sant'Antonio, ma sono sicuro che gente responsabile come ABS, vitor o bbicenzo non abbia bisogno di simili mezzucci e ognuno stilerà la sua lista di buon grado (sì, col cazzo!)

15/05/07

La minaccia



L'attrice Sophia Loren, 72 anni, scherza nel corso di un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Se il Napoli torna in Serie A, allora mi spoglio. Questa città se la merita, i suoi tifosi hanno una passione totale.

No Sofia, nessuno merita una cosa simile.

Da una storia vera

C'è questo tizio, un calciatore con un breve passato in C2 e nessun futuro, mancino ma discretamente forte anche col destro, tipo in gamba, ma con una gamba sola. Sta con due piedi in una scarpa. E' sposato a una fotomodella, alta, bionda, 170 kg, tipo tutto d'un pezzo, amante dei puzzle, tutto d'un pezzo. Lei è nata di parto prematuro, inaspettata, in ospedale è arrivata prima lei della madre. Il padre, cieco, non ha mai voluto riconoscerla. Quando la vede non la saluta nemmeno. Il cieco vive col sussidio ma fa anche volontariato, aiuta i cani ad attraversare l'autostrada. Tra di loro c'è un barboncino, emarginato da tutti, dorme in un vicolo tra i cartoni, tra Wilma Flinstone e Heidi. E' un vicolo animato, soprattutto quando la signora del terzo piano versa l'acqua alle piante del balcone e loro la insultano perché avevano chiesto del vino, urlano che il servizio è scadente, la volè non ne parliamo ma sul rovescio niente da dire. Provate voi a parlare sul rovescio. La signora del terzo piano abita al secondo piano, ma sale ogni giorno a dare una mano nelle faccende al vecchietto che sta sopra di lei. Lui le è montato sulle spalle vent'anni fa, mentre faceva il bagno a mare, in una bella giornata di sole, ma ovviamente quando è arrivato lui non erano più sole. Da allora gli sta sul groppone e non ne vuole sapere di scendere, anche perché è morto da 9 anni. Fa la bella vita, ma chi se la passa ancora meglio è sua cugina, passeggiatrice che passa di continuo, anche con una scala servita. Ha recentemente perso il figlio, suonatore di perizoma per la Philarmonic Orchestra di Castellamare di Sabbia, paese distrutto da uno tsunami alto 27 cm. Ma il figlio l'ha perso a poker.

10/05/07

A me gli occhi


Io gli strabici non li posso guardare in faccia.
Ma non perché li odii o non li consideri degni di vivere come pari tra il resto del genere umano. Semplicemente perché non ne sono capace, non so dove cazzo guardare.
Ci provo, quando sono impegnato in una discussione con uno di loro, a sostenerne lo sguardo e le mie pupille cominciano a rimbalzare da destra a sinistra come palline da ping pong in una finale olimpica tra cinesi. E a quel punto comincio a temere che il tizio si accorga della mia difficoltà e distolgo lo sguardo.
Dev'esserci un modo.
Nella maggior parte dei casi, i tizi con gli occhi storti, in realtà, di storto ne hanno solo uno. Il problema è trovarlo.
Che se l'interlocutore ti sta perfettamente di fronte, faccia a faccia come in un duello western, allora è facile: con un occhio ti fissa mentre l'altro è rivolto verso il culo di una ragazza che passa a 100 metri di distanza. L'occhio sbilenco è chiaramente quello che guarda te. Ma se malauguratamente il tizio sta di trequarti, è la fine. Senza l'aiuto di compasso e squadretta è quasi impossibile capire e a nessuno fa piacere avere il compasso piantato nel bulbo oculare.
Quindi devo rassegnarmi e prendere atto di questo mio lato sgradevole e discriminante.
Riuscirò ancora a guardarmi allo specchio con dignità?
Sicuro, mica ho gli occhi storti, io.

07/05/07

04/05/07

E' capitale.


Bisogna andare a Roma.
Ma mica di passaggio, mica capitare nella capitale, no... andare per restare.
E che vai a fare a Roma? Qualsiasi cosa, che qualcosa la trovi. Se non la trovi a Roma, dove la trovi? E intanto cerchi quel che vuoi fare davvero, che anche se ancora non sai cos'è, a Roma è più facile che ci sbatti contro e la riconosci. Se non ci sbatti contro a Roma, scusa...
Intanto ti trovi un lavoretto e quando ti stufi molli e te ne cerchi un altro. Che, non ti piace manco questo? E te ne trovi un altro ancora. Che a Roma si lavora quanto basta. Il giusto. Con equilibrio.
Roma è il Centro.
A Roma c'è sempre qualcosa da fare, posti dove andare. Pure non fare niente dà una soddisfazione diversa, ché a Roma c'è sempre qualcosa da fare e oggi decido che non faccio niente, che vergogna, che spreco, i bambini in Africa piangono perché vogliono venire a Roma e io me ne sto steso a letto, a Roma, e non faccio niente. Aaaaah.
Che a Roma c'è vita e di conseguenza c'è speranza.
A Roma c'è movimento, c'è fermento. Se fai una foto a Roma, viene mossa.
A Roma dove scavi trovi robe antiche. E poi so cazzi tua.
Quando stai a Roma sono gli altri che vengono da te, ti chiamano e dicono che salgono a Roma, oh, saliamo a Roma! Bravi, venite, vi aspetto, vi porto in un posto... vi faccio vedere... e cammini con sicurezza in testa al gruppo, che Cicerone te fa na pippa. Oh, siamo stanchi, fermati un attimo! Non posso, a Roma c'è movimento.
Che a Roma cambi vita. Magari cambi pure lingua, aò!
Giri per Roma e dopo un po' ti abitui a tutto. Ti abitui alla metro, ai turisti, ai monumenti, agli artisti di strada, alle mostre, al papa, a Totti, al fiume. E magari pensi che stress, come stavo meglio prima, quando non stavo a Roma, a non fare niente, mica come ora.
Stai a Roma e magari pensi che te ne devi andare a Londra, che lì sì che... che è tutta un'altra storia... che come si vive a Londra... e poi a Londra non ci vai però intanto stai a Roma.
Bisogna andare a Roma, che Remotti c'ha lasciato il posto.
Bisogna andare a Roma. E' importante. Anzi, deppiù. E' capitale.

03/05/07

Ripartire


Giornata lenta. Cielo lento.

Idee lente. La mia testa è una lava lamp. Bolle cangianti, senza forma, che si inseguono a rallentatore.

Sono in riserva, il carburante scarseggia. Ho fatto un bel viaggetto, ho accostato un attimo per guardare indietro, sgranchirmi, respirare a fondo. Però non mi posso fermare. Devo ripartire e scegliere una direzione. Trovare un distributore e fare il pieno.
Ma non mi decido.