24/09/07

Sono uno scrittore

In quel periodo non mi riusciva di scrivere niente. Non è che mi mancassero del tutto le idee, ma non ero in grado di poggiare la penna su un pezzo di carta o le dita sulla tastiera, sebbene tutti gli arti funzionassero alla perfezione. Far apparire quelle maledettissime lettere sul foglio bianco mi costava una fatica enorme, neanche fossi un prestigiatore dilettante alle prese con il trucco di magia più difficile al mondo.
Le idee c’erano, sì, ma per la gran parte erano sciocche e le facevo fuori senza pensarci troppo. Sulle altre, le sopravvissute, rimuginavo così tanto che poi mi sembrava non valesse più la pena di metterle su carta. Le tenevo a cuocere sul fuoco così a lungo che finivo per bruciarle e buttarle via.
Insomma, avevo una gran fame e la dispensa era vuota.
Era un bel pomeriggio di fine settembre e decisi di andare alla spiaggia per schiarirmi la mente. Presi una penna nuova ─ a mio parere non c’è niente di più allettante per uno scrittore dello sverginare una bella penna ─ e un vecchio quaderno quasi immacolato. Anni prima vi avevo scritto quelli che sembravano essere dei testi per canzoni, in inglese, sebbene non avessi una band, fossi stonato come una campana e la mia padronanza dell’idioma d’Albione si riducesse a una serie di parole sconnesse apprese a scuola, utili per chiedere indicazioni su come raggiungere Piccadilly Circus se mai mi fossi smarrito a Londra. Da Piccadilly, poi, sempre dritto.
Leggendo quelle rime imbarazzanti mi venne voglia di stendermi a letto e abbracciare il cuscino, ma resistetti.
In spiaggia non c’era nessuno, eccezion fatta per alcuni pescatori dilettanti occupati a sfamare la fauna marina e un tizio a torso nudo, flaccido, che ci dava dentro con flessioni e addominali. Faceva delle brevi serie alternate a lunghissimi recuperi, spalmato sulla sabbia come una medusa.
Mi incamminai per il lungomare. Dall’altro lato della strada passeggiava una ragazza, sola, con l’aria di chi è assorto nei suoi pensieri.
Io non lo ero. Mi distraggo facilmente, ho una concentrazione inferiore a quella di un bambino costretto in casa a studiare mentre fuori sfila il circo con tanto di elefanti, scimmie musiciste e donna barbuta.
Guardavo il mare azzurro e calmo, cercando di mettere a fuoco la storia per un racconto, ma tutto ciò a cui riuscivo a pensare era quanto fosse azzurro e calmo il mare. Ogni tanto qualche patito dello jogging mi superava e io ne fissavo la schiena finché non spariva dietro la curva, un centinaio di metri più avanti, constatando con un certo stupore quanta poca gente ci sia al mondo capace di correre nel modo corretto. Ad esempio quel mio compagno del liceo che ad ogni passo sembrava stesse per lanciarsi in un triplo carpiato con avvitamento, tuffo dall’elevato grado di difficoltà, soprattutto se effettuato sulle ruvide mattonelle del cortile della scuola. Era molto più versato nel divorare dolciumi. In quegli anni abbiamo consumato centinaia di granite, al bar vicino scuola. Mi andrebbe proprio una granita, pensavo, se non fosse per questo fastidio ai denti. Dio, non posso nemmeno bere dell’acqua tiepida senza avvertire fitte di gelo nelle gengive e sentirmi come Leonardo Di Caprio in Titanic. La scena in cui era a mollo nell’Atlantico, non quella in cui si faceva la rossa. Che tette. Che belle le rosse. Che belle le tette. Perché, poi, non si sa, è solo grasso. A me non piacciono i grassi. Le persone grasse. Sessualmente intendo, non ho niente contro le persone grasse in quanto tali. È solo che non ci andrei a letto. Vabbè, mai dire mai. Anche perché sto mettendo su pancetta. Chi l’avrebbe mai detto. Dovrei darmi una mossa, fare jogging… no, correre, meglio. Jogging sembra uno di quei termini da siti porno. Sexycheerleadersfuckingandjogging.com. Preferisco correre. In spiaggia magari. È più dura ma diminuisce i traumi alle articolazioni. Lo so perché Ronaldo si allena così. Anche lui ha la pancetta. Scommetto che Ronaldo non ha mai mangiato una granita. Una Vera Granita. Se ingrasso piacerò ancora alle donne? O meglio, se ingrasso piacerò mai alle donne? Mah… Comunque anche i grassi scopano. Prendi John Belushi. Non nel senso di riesumarlo. Prendi ad esempio John Belushi… Se la spassava. Però poi è morto. Che comunque moriremo tutti. Che senso ha tutto questo? Che diavolo ci facciamo qui?
─ Che cazzo di senso ha?!
Nessuno. Vita di merda. Una bella granita al caffé, ecco cosa ci vorrebbe…
Il sole si faceva sentire, mi faceva sfrigolare il cervello come una padellata di fritto misto. Decisi di attraversare la strada e cercare un posto dove riposare sul lato opposto alla spiaggia. L’ombra mi fu subito di giovamento e riuscii a concentrarmi sul racconto. Era la storia di questo tizio che doveva fare questa certa cosa e per farla doveva andare in quel posto. A mettergli i bastoni tra le ruote però c’era quest’altro tizio che ce l’aveva con lui per via di quella tizia che… Gli americani hanno fatto un film con questa trama, ma io l’avevo pensata prima, giuro.
Finalmente trovai una panchina al riparo dal sole e mi accomodai. Il marmo era piacevolmente fresco sotto il sedere.
Quasi non feci caso alla ragazza.
─ Mi stai seguendo?
Girai appena la testa, curioso di sapere con chi ce l’avesse. Trasalii incontrando il suo sguardo fisso su di me, oltre il fumo della sigaretta da cui stava prendendo una lunga boccata.
─ Scusa? ─ dissi, accennando un sorriso imbarazzato.
─ Sono stufa. ─ mi comunicò, ─ Stufa di tipi come te.
Ovviamente mi sfugge qualcosa, pensai. Ovviamente non fa sul serio.
─ Vorrei davvero capire una buona volta cosa vi fa credere che seguire e abbordare una ragazza per la strada possa funzionare.
Faceva sul serio.
─ No, senti…
─ Del resto se lo fate significa che con qualcuna funziona. Giusto?
Alzai le spalle, improvvisamente incapace di articolare suoni sensati.
─ Qual è la tua battuta?
─ Come?
─ Dai, la tua frase di aggancio, la battuta d’apertura, quella che avresti detto se non avessi mandato all’aria i tuoi piani.
Non era particolarmente bella. Il naso leggermente ingobbito e gli occhi piccoli contrastavano con la forma arrotondata e dolce del viso. Mi chiesi se davvero era stata infastidita così di frequente, al punto da riconoscere in ogni passante un possibile molestatore.
─ Ti stai sbagliando. ─ dissi cercando di rassicurarla. ─ Io sono qui per scrivere.
─ Scrivere?
─ Sì. Sono uno scrittore.
Rise, dei suoni brevi e aspri, aghi pungenti sotto la carne. Diede un altro tiro alla sigaretta, scuotendo la testa con espressione divertita. Quindi soffiò fuori il fumo e le parole.
─ Te lo concedo, questa era originale. Quasi mi dispiace aver rovinato tutto.
─ Ascolta, non mi interessa se mi credi o no. ─ Tentai di dissimulare la stizza dietro un sorriso poco convinto. ─ Non ti stavo seguendo, punto e basta.
Mi scrutò, titubante, per alcuni secondi.
─ E cosa scrivi?
─ Racconti… anche altra roba…
Sembrava che avessi finalmente fatto breccia tra le sue sconclusionate convinzioni e fosse disposta a concedermi il beneficio del dubbio. Drizzai la schiena e sostenni sicuro il suo sguardo.
─ Oh, bello… ─ disse. ─ Posso vedere? ─
Indicò il quaderno che torcevo tra le mani.
Perché stavo torcendo un quaderno tra le mani. Lo vedevo bene, a pochi centimetri da me, sentivo la superficie liscia della copertina sotto i palmi. Conteneva dei testi per canzoni, strapieni di love, dream e baby. E anche una rima unica al mondo: sex e Tex. Sì, lui, il ranger. Ma non è come sembra.
Mi sentii avvampare.
─ No… cioè, non c’è niente qui…
─ Niente?
─ No, non ho ancora cominciato…
Si mise a ridere, davvero divertita stavolta. Gettò il mozzicone di sigaretta sull’asfalto. Poi si alzò e mi rivolse un’ultima occhiata beffarda.
─ Sai, è incredibile, anch’io sono una scrittrice! E’ vero, non ho mai scritto niente, però… Spero proprio che non stiamo non scrivendo la stessa cosa.
Prese a camminare, lasciandomi lì come un fesso. Non poteva andarsene via così, dovevo dirle qualcosa.
─ Sono uno scrittore! ─ urlai.
Lei fece un gesto con la mano, come fossi una mosca da scacciare, senza girarsi indietro. Continuai a guardarla finché un tizio ansimante mi passò davanti correndo, interrompendo il contatto.
Guardai il mare. Era azzurro e calmo.
Dovevo scrivere qualcosa, qualsiasi cosa. Infilai la mano in tasca ma non trovai niente. La penna, la mia penna vergine, non c’era più. Balzai in piedi e mi frugai dappertutto, senza successo. Cercai ovunque, sulla panchina, in terra.
Poi tornai a sedermi.
Dovevo dire qualcosa.
─ Sono uno scrittore. ─ mentii.

11 commenti:

Accakappa ha detto...

Si, sei uno scrittore.
E lo sei, cazzo.
Maledetto...

E_Bone ha detto...

Non so se te la sei inventata o se e' realta',ma e' una storia davvero bella,solitamente post cosi lunghi non li reggo,ma questo me lo sono letto di filato.
Complimenti.

Ps.Beppe grillo dice la stessa cosa di me...ci somigliamo.

E_B

cetri ha detto...

mmm....

Juditta ha detto...

cazzo come mi manca la questione della penna. saranno anni ormai. giusto per la lista della spesa. e quando ancora accade di avere quell'urgenza di un appunto, una squallida bic o quei catamarani rosa che regalano con le galatine non fa differenza.

Skiribilla ha detto...

Ci sono tanti di quegli spunti (con la n) in questo pezzo che bisognerebbe scriverci su una tesina, ma te la risparmio....

Bello come hai descritto il vagabondare e i tremila pensieri random che si affacciano nella mente.
Non hai mentito affermando di essere uno scrittore.
Ma negando di aver tentato un abbordaggio hai mentito sicuramente ;-)

Skiribilla ha detto...

Cos'è un metapost, escludendo l'esatta forma dialettale emiliana per: "metti a posto"?

scott_ronson ha detto...

...I complimenti!

madmac ha detto...

HK, detto da te vale doppio

Elia, grazie, magari un giorno si riuscirà a fare una cosa insieme... anche Grillo lo vorrebbe

cetra, per una volta sono completamente d'accordo con te.

Judith, i catamarani rosa mi mancavano, devo provarli

Skiri, tu sei sempre troppo buona

scott_frassica, vale quel che ho detto ad hk

gb ha detto...

quindi: a) evitare la rima sex/tex; b) non dire ai a nessuno di essere uno scrittore; c) non abbordare mai una ragazza dicendole che sei uno scrittore, soprattutto se la collezione delle tue opere conta un testo con la rima sex/tex

Pseudonimo ha detto...

Cazzo,ti si legge davvero con piacere,non ho altro da aggiungere, a parte "me ne compiaccio".

madmac ha detto...

grazie, me ne compiaccio che te ne compiaci!